Casella di testo:                                Verdi, cioè razzisti di Antonio Gaspari 

Parlano di violazione delle leggi naturali se intervieni geneticamente per migliorare le piante, ma non hanno nessun problema a sostenere esperimenti sugli embrioni, e le fecondazioni in provetta con commercio di gameti. Gridano all'orrore se mangi cibo che non è "biologico", ma approvano e propagandano tutti gli ormoni e le sostanze strane che vengono somministrate alle donne nella forma di contraccettivi. Difendono tutti i tipi di vita animale, dalle uova di tartaruga ai girini, ma affermano che abortire bambini è un diritto. Raccolgono fondi e firme per proteggere gli alberi ultracentenari, nello stesso tempo però propongono di legalizzare l'eutanasia. Mostrano meraviglia di fronte alle forme religiose primitive, panteiste e neopagane, ma inorridiscono se provi a difendere la presenza del Crocifisso. 

Stiamo parlando dei Verdi, espressione culturale e politica di un'ideologia contraria alla vita ed al pensiero cristiano. Gli esponenti di questa ideologia sono dei gran sofisti, capaci di dire tutto ed il contrario di tutto, senza il minimo scrupolo. Ma non si tratta solo di un meschino opportunismo: l'ideologia ecologista contraria alla vita ed alla famiglia è espressione coerente di un pensiero intollerante verso le attività umane. Non è un caso che per il pensiero ecologista militante l'uomo sia il cancro del pia­neta. 

Storicamente tutto inizia con Thomas Robert Malthus (1766-1834), il quale identifica nella crescita della popolazione il peggiore dei mali del pianeta. La terra, secondo Malthus, non riesce a produrre cibo a sufficienza per la popolazione che cresce, per questo motivo bisogna ridurre e selezionare le nascite. 

Ma se la nascita dei bambini è un problema chi deciderà chi può nascere e chi no? E con quali criteri verranno scelti gli aventi diritto alla vita? Un problema che i seguaci di Malthus come Charles Darwin, Herbet Spencer e Francis Galton cercarono di risolvere in forma pseudo scientifica con le teorie sulla sopravvivenza del più forte, con il darwinismo sociale ed infine con le misure di selezione delle razze codificate dalla dottrina conosciuta come "Eugenetica" (viene dal greco e significa "nascere bene"). 

Si scopre così che gli inventori dei primi gruppi conservazionisti sono gli stessi che fondano le società eugenetiche. Personaggi come Gifford Pinchot, Charles Bendict Davenport, Madison Grant, Henry Fairfield Osborn, Ernst Haechel, Julian Huxley, Alessandro Ghigi, che vengono ancora oggi indicati come i padri fondatori del movimento ambientalista a livello internazionale, erano dirigenti delle Società Eugenetiche. 

Affascinati dalle ideologie del superuomo, coniugavano politiche di selezione delle nascite e sterilizza­zione delle razze inferiori con l'amore verso parchi ad uso e consumo delle classi privilegiate, una presunta difesa di alberi ed animali, e una ammirazione romantica per la natura selvaggia. 

Lo zoologo darwinista Hernst Haeckel, che i manuali indicano come l'inventore dell'ecologia, sug­gerì un modello spartano per selezionare la razza e sopprimere ammalati e invalidi. 

Charles Bendict Davenport, fondatore del movimento eugenetico statunitense, è descritto dall'Enciclopedia del Novecento della Treccani come «uno dei fondatori dell'ecologia tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo». 

Madison Grant, fondatore della New York Zoological Society, presidente dello zoo di New York, membro del consiglio di amministrazione di molte associazioni conservazioniste tra cui la Lega della Foresta Rossa di San Francisco, è uno degli autori più apprezzati da Adolf Hitler e dalla dirigenza del partito Nazionalsocialista. Grant, Davenport e Henry Fairfield Osborn sono i fondatori della Società Eugenetica Statunitense, e anche del Circolo Boone and Crockett Club, ricordato come la prima asso­ciazione conservazionista degli Stati Uniti. 

Il britannico sir Julian Sorrel Huxley, fondatore del WWF, è stato presidente della Società Eugeneti­ca Britannica, dirigente di associazioni per il libero aborto e per la legalizzazione dell'eutanasia. 

Eugenetico e razzista anche uno dei padri fonda­tori dei verdi italiani: Alessandro Ghigi (1875-1970). Un nome sconosciuto ai più, ma che il presidente onorario del WWF Fulco Pratesi ha definito come <<l'antesignano di ogni organizzazione della natura nel nostro Paese»; Roberto Duria, l'animalista radi­cale dell'Animal Liberation Front, ha scritto di lui che è stato «il più grande zoologo dell'epoca». 

Ghigi è stato un razzista caparbio, vicepresidente della Società Italiana di Genetica ed Eugenica (SI­GE) negli anni Trenta, ha partecipato ai congressi internazionali delle società eugenetiche, ha scritto libri disprezzando i neri e altre razze, ha firmato il Manifesto della Razza che nel 1938 segnò l'inizio della discriminazione ebraica nel nostro Paese. Già presidente dell'Associazione pro Montibus et Silvis dal 1906 a11914, nel 1948 Ghigi fondò l'Unione Bolognese Naturalisti. 

Nel 1959, insieme ad altre associazioni di settore (Pro Natura Torino, Società Emiliana Pro Montibus et Silvis, Unione Bolognese Naturalisti, Comitato Provinciale per la Protezione della Natura di Genova, Società Naturalisti Veronesi, Comitato per la Protezione della Flora e della Fauna del Carso), Ghigi diede vita alla Federazione Nazionale Pro Natura, considerata a ragione la più antica associazione ambientalista italiana, madre dei movimenti ecologisti nazionali, erede diretta del primo Movimento Italiano per la Protezione della Natura. 

La storia e gli intenti delle società eugenetiche e delle loro ramificazioni ecologiste sono rimaste nascoste per molti decenni. Ora stanno venendo lentamente alla luce, ma è importante fare in modo che questo lavoro di ricerca venga conosciuto il più possibile. 

Ricorda: 

L'umanità di oggi, se riuscirà a congiungere le nuove capacità scientifiche con una forte dimensione etica, sarà certamente in grado di promuovere l'ambiente come casa e come risorsa a favore dell'uomo e di tutti gli uomini (...). La difesa della vita e la conseguente promozione della salute, specialmente nelle popolazioni più povere e in via di sviluppo sarà a un tempo il metro e il criterio di fondo dell'orizzonte ecologico a livello regionale e mondiale. 

(Giovanni Paolo Il, Discorso ai partecipanti al convegno "Salute e ambiente", Rotary Club Internazionale, in Bollettino Sala Stampa Vaticana, 24 marzo 1997). 



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