Tutto quello che i sostenitori della Ru486 non dicono alle donne  di Eugenia Roccella

 

La Ru486 viene presentata come l'aborto facile. Troppo facile, sostiene chi nutre perplessità sul metodo: inghiotti una pillola, bevi un bicchier d' acqua, e dimentichi il senso del gesto, la soppressione di una vita (negli Usa la chiamano anche Kill Pill). Finalmente facile, esulta chi invece ne chiede l'introduzione in Italia: si elimina il dolore, il suo pesante carico simbolico punitivo, e si semplificano le procedure. Ma quanto c'è di vero, in questa sbandierata facilità? Cosa comporta, per le donne, l'uso della pillola abortiva? Le femministe, abituate a mantenere sulle manipolazioni del corpo, in particolare della fertilità, un ampio margine di autonomia critica, se lo sono chiesto venti anni fa. Nel 1991 esce "RU486, Misconceptions, Myths and Morals", delle studiose Renate Klein, Lynette Dumble e Janice Raymond, e pubblicato dal Massachussetts Institute of Technology. Le accuse rivolte all'aborto farmacologico sono durissime, ma soprattutto le autrici si preoccupano di smontare alcuni miti pubblicitari. Per esempio, l'idea che si possa fare tutto in una confortevole situazione di privacy: niente più ospedali né ricoveri, ma la possibilità di restare tranquille a casa propria. Ma, da una parte, le visite necessarie (da tre a cinque) sono troppe perché la procedura si possa definire "confidential", come accade ad esempio per i test di gravidanza a domicilio. Dall'altra, la paziente non può sapere quando il feto sarà espulso, se a casa, in ufficio o altrove, se nei primi giorni o più tardi.

 

La decantata privatezza dell' operazione tende a trasformarsi in sensazione di abbandono e di solitudine, con tutte le paure che possono affiorare. Non a caso, nel manuale di raccomandazioni fornito dalla National Abortion Federation al personale sanitario per un aborto sicuro, accanto alle controindicazioni mediche ci sono quelle logistiche: l'uso della Ru486 è sconsigliato a chi non abbia un telefono, un mezzo di trasporto, o viva a più di due ore di distanza da un Pronto soccorso. C'è il rischio di un'emorragia senza controllo, che può diventare fatale in una situazione di isolamento. Inoltre non sembra che l' aborto farmacologico sia fisicamente meno doloroso di quello chirurgico - la Ru486 ha come effetti collaterali nausee, mal di testa, crampi addominali violenti, e va accompagnata da antidolorifici - né che sia più sicuro; soprattutto non se ne conoscono gli effetti sulla salute a lungo termine.

 

Ma il dubbio più grave che serpeggia tra le femministe, e che indusse il sesto Congresso internazionale per la salute della donna (Filippine, 1990), a pronunciarsi contro la pillola abortiva (e contro alcuni sistemi contraccettivi considerati rischiosi come il Norplant e i cosiddetti vaccini anticoncezionali), è la possibilità di abusi nei confronti delle donne dei paesi terzi. La facilità dell'aborto chimico assume, fuori dal contesto occidentale, significati a dir poco ambigui. La sua sicurezza dipende dai controlli medici, dalla vicinanza di una struttura che sappia fronteggiare un'emergenza, per esempio una trasfusione. Non è il caso di gran parte dei paesi in cui infuriano le campagne per la riduzione della fertilità. L' intensa attività antinatalista degli organismi internazionali nel terzo mondo si basa su documenti e risoluzioni imperniati sull'autodeterminazione femminile; nella pratica, però, si rivela assai disinvolta. I piani di controllo demografico sono gestiti spesso da governi autoritari, incuranti della concreta libertà delle donne, e pochissimo preoccupati della tutela della loro salute. Le campagne di sterilizzazioni e aborti forzati, come quella cinese (che, secondo le recenti e agghiaccianti testimonianze pubblicate da Time magazine, è ricominciata), sono solo la punta dell' iceberg di una interminabile serie di violenze, dalla sperimentazione di farmaci anticoncezionali a rischio, all'inserimento obbligato dello Iud alle donne che chiedono l'aborto, passando per la disinformazione consapevole e il ricatto. Se la sterilizzazione femminile è, nel mondo, il metodo anticoncezionale più usato (subita da 150 milioni di donne) lo si deve a una scelta precisa: chi decide le politiche demografiche non intende lasciare il controllo della fertilità nelle mani delle donne, e orienta la selezione dei metodi contraccettivi a questo scopo.

 

L'uso, apparentemente semplice, della Ru486, si è già diffuso nei paesi terzi, con esiti immaginabili se persino il governo cinese è tornato sui suoi passi, restringendone l'adozione (era venduta liberamente in farmacia) alle strutture ospedaliere. A fronte di alcune associazioni femministe, come la Feminist Majority Foundation, che fin dall'inizio l'hanno sponsorizzata come "alternativa poco costosa e sicura per le nazioni povere", molte altre hanno considerato rischiosa proprio la sua facilità. Il Center for American Progress, una fondazione culturale di sinistra, ha pubblicato "Donne di colore e giustizia riproduttiva", in cui si accusano le femministe occidentali di aver privilegiato un'ottica soggettiva, sottovalutando l' impatto della sterilizzazione e di altre praticheanticoncezionali, tra cui la Ru486.

Nel documento si denuncia come, negli anni 70, "le maggiori organizzazioni femministe e pro-choice non si sono unite alle donne di colore nella richiesta di regole per la sterilizzazione, perché la loro esperienza era radicalmente diversa. Mentre le donne di colore subivano sterilizzazioni forzate, le donne bianche delle classi medie avevano difficoltà a ottenere la sterilizzazione volontaria nelle strutture sanitarie. (.) 38 gruppi pro-choice (tra cui Naral, Ippf, Avsc) si sono opposti a una legislazione che imponesse regole per la sterilizzazione, perché ritenevano ostacolasse la libertà di scelta delle donne".

La Ru486 può essere somministrata senza fornire alle pazienti una chiara e completa informazione su quello che avverrà e sui rischi che si corrono, persino senza dir loro che si tratta di un aborto. Utilizzare metodi contraccettivi o abortivi che non riducano il livello di consapevolezza femminile è essenziale per le donne, ma nei paesi terzi spesso è letteralmente una questione vitale.

 

 

 

 

Nessuno ha saputo salvare Holly, 17 anni. Ritirate quella pillola (...killer).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lettera di due genitori per la figlia morta di RU486

Quando Holly Patterson si è sentita male, i genitori erano all’oscuro del fatto che si fosse rivolta all’Ippf per abortire. Secondo le leggi della California, una minorenne (Holly aveva allora 17 anni) non può partecipare a una gita scolastica senza il consenso dei genitori, ma può abortire in perfetta solitudine, senza comunicarlo a chi è responsabile per lei. Holly aveva scelto (o le era stato suggerito) l’aborto chimico. Forse avrà pensato che fosse più facile, come si sente dire; soprattutto avrà pensato che così poteva tornare a casa subito. Nella sua stanza, da sola, ha ingerito la seconda pillola, il misoprostol, e subito dopo sono cominciati i dolori. La sua agonia si è conclusa in clinica, dietro una tenda che la isolava, mentre la famiglia, impotente e sconvolta, ancora faticava a capire quello che stava succedendo. I genitori di Holly, però, non si sono rassegnati, e non solo hanno iniziato una dura lotta per mettere fuori legge la RU486, ma il 6 novembre 2003 hanno scritto una lettera aperta ai media, in cui raccontano la loro storia e denunciano la pericolosità dell’aborto chimico.

Gentili signori e signore, il rapporto dell’Alameda County Coroner ha ratificato la verità che già sapevamo. Holly è morta a causa di un aborto chimico provocato dalla RU486. Non esistono rimedi veloci o pillole magiche per interrompere una gravidanza. La nostra famiglia, gli amici, la nostra comunità è profondamente addolorata, e per sempre segnata dalla morte, tragica ed evitabile, di Holly (…). Holly era una ragazza forte, intelligente, in buona salute, che è rimasta vittima di un processo che l’ha perduta, a cominciare dall’uomo di 24 anni che ha avuto con lei rapporti non protetti, l’ha messa incinta, e ha collaborato
a mantenere segreti la sua gravidanza e il suo aborto. In questa cospirazione del silenzio, la sicurezza di Holly è stata affidata alla pillola approvata dalla Fda e somministrata dalla Ippf al pronto soccorso del Valley Care Medical Center, dove le hanno dato antidolorifici, mandandola a casa. Sabato e domenica Holly si è lamentata di dolori gravi e di crampi, permettendoci di confortarla ma senza dirci cosa realmente era accaduto. Il 7 settembre 2003 alle 17 ha ceduto allo shock settico ed è morta.
Holly non era una ragazza sola, disamata, senza protezione o appoggio; aveva una grande famiglia disposta ad aiutarla,
nella sua breve vita e nella sua tragica morte. Adesso possiamo ricordarla e dividere la memoria dei suoi scintillanti occhi azzurri, del suo sorriso coinvolgente, della sua determinazione e della sua grazia gentile, che sollecitava il nostro naturale istinto di proteggerla e amarla, ma non riusciremo più a dimenticare i suoi ultimi momenti, quando era troppo debole per parlare e poteva appena stringerci la mano, in risposta ai nostri incoraggiamenti (…). Come genitori, non possiamo permettere che la morte orribile della nostra bellissima Holly avvenga invano.
La Fda ha fallito nella sua missione di assicurare che la RU486 sia un
farmaco abortivo sicuro (…) La RU486 non dovrebbe nemmeno costituire un’occasione di divisione tra “Pro Choice” e “Pro Life”, tra chi è per la vita e chi è per la scelta: il primo problema dovrebbe essere la salute e il benessere dei nostri figli e delle giovani donne. Noi speriamo che tutti i genitori imparino dalla tremenda morte di Holly e dalla nostra perdita. Secondo i laboratori Danco, che distribuiscono la pillola abortiva, la RU486 fallisce nel 7/8 per cento dei casi. Più di un anno fa la Fda ha ricevuto 400 rapporti su reazioni negative al farmaco, inclusi numerosi decessi. Holly dunque è soltanto un’altra vittima, sottoposta a un inaccettabile rischio, grazie a un farmaco che ha significativi tassi di fallimento. Chiediamo che il commissario della Fda Mark Mc Clellan e il segretario della Human Services Tommy Thompson tolgano immediatamente la RU486 dal mercato, e che si svolga un’inchiesta esauriente, prima che altri genitori soffrano e altre donne muoiano. Oltre ai pericoli connessi al farmaco, crediamo che le strutture sanitarie non siano pienamente preparate a valutare e trattare i pazienti in situazioni di emergenza dovute a complicanze da pillola abortiva. Holly è stata due volte in ospedale ed è morta 20 minuti prima dell’appuntamento con i medici previsto dalla Ippf.
Abbiamo perso nostra figlia, Holly, ma crediamo di poter almeno aiutare ad evitare che terribili tragedie come la nostra colpiscano altre famiglie. La memoria e lo splendore di Holly vive nei nostri cuori, tra i familiari e gli amici, e nel nostro impegno.

 

 

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