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                                    Pensieri ecologici

C'è una buona idea di ecologia: la difesa della natura. E c'è una cattiva idea di ecologia: l'attacco contro l'uomo.
La buona idea di ecologia è preoccupata a ragion veduta dei danni reali che l'uomo ha fatto e può fare alla natura. Ma non disprezza l'uomo.
La cattiva idea di ecologia è preoccupata a-priori, strappandosi i capelli per danni immaginari che l'uomo farebbe o potrebbe fare: è mossa da un profondo disprezzo per l'uomo, da un vero anti-umanesimo, che vorrebbe portare l'uomo a imbestialirsi totalmente.
 
Anche per quanto appena detto risulta illusorio pensare di risolvere i problemi ambientali senza mettere mano alla radice. In particolare, fallace appare la proposta dell'ecologismo spinto. Vediamo i tratti: 
- una enfasi sulla bontà della natura (e specularmente sulla "cattiveria" dell'uomo); 
- una esagerazione "catastrofista" sui danni che deriverebbero dall'iniziativa umana in quanto tale, al punto da denigrare sistematicamente la creatività umana e lo sviluppo, auspicando un ritorno all'età della pietra, se non addirittura la scomparsa del genere umano; 
- l'equiparazione degli animali all'uomo (animalismo).
Se è giusto vigilare con attenzione sui danni che l'uomo può produrre, non si può ignorare che la tematica ecologica viene maliziosamente manovrata da una certa cultura che ne fa un'arma, una delle ultime e perciò brandita con disperata virulenza, per ostacolare non l'inquinamento del pianeta, ma il consolidarsi dell'economia di mercato, odiata in quanto tale. Di qui una tendenza alla menzogna e all'allarmismo catastrofistico.
 
La stessa parola d'ordine "sviluppo sostenibile" è gravida di ambiguità e di calcolo politico: si tratta di frenare il mercato, più che di arginare i danni all'ambiente. 
Si tratta di impedire che i paesi poveri si sviluppino e partecipino del progresso, così da poterli usare come carne da cannone contro il libero mercato.
E' una aberrazione notevole, ma oggi si sta diffondendo sempre più: gli animali avrebbero gli stessi diritti e la stessa dignità dell'uomo. Ne segue che c'è gente che si preoccupa più delle foche e delle balene, che dei bambini che muoiono di fame o di quelli che vengono ammazzati nel seno materno.
La verità è che gli animali vanno trattati senza infliggere loro inutili dolori, ma senza che ciò significhi attribuire loro il pensiero e la libertà, che palesemente non hanno.

Chi crede che gli animali siano come lui,  parli per sé  e, …ringraziando, si becchi questa poco piacevole qualifica: …bestia! 
 
Equiparare gli animali all'uomo porta dritto ad Auschwitz: infatti anche certi capi nazisti amavano molto gli animali, e animali da eliminare erano per loro gli ebrei, grasso per saponette.
 
L'uomo è l'unico "animale" che prega e seppellisce i propri morti fin dalla preistoria, l'unico che dimostra preoccupazioni di ordine soprannaturale. La religiosità è la vera differenza che ci distingue dalle altre creature. I tentativi recenti di taluni sistemi politici di sopprimere tale sentimento sono miseramente falliti, anche se sono costati milioni di martiri. L'uomo è il solo ad aver coscienza di sé e del creato e possiede il desiderio innato di incontrare Dio. 

Scrive Baruc: "Tu sei il Signore nostro Dio e noi ti loderemo, o Signore. Per questo tu hai suscitato nel nostro cuore la volontà di amarti e di invocare il tuo Nome".
 
Per una adeguata impostazione di soluzioni, si tratta di partire dalla radice: educare l'uomo a riconoscere il suo limite e il limite della natura che lo "ospita"; educare anche ad amare il bene, suo, di tutti e in qualche modo anche di tutto, poiché tutto converge verso il Bene, che alla fine si manifesterà come Tutto in tutto. Educare quindi l'uomo alla povertà, come disponibilità profonda a una non-pretesa, a non fondare la propria speranza su questo o quell’oggetto particolare. 

In questo senso si tratta comunque di toccare anche degli interessi economici non piccoli: quanta pubblicità che ci bombarda è diseducativa, quante proteste artefatte e sguaiate, organizzate dagli 'insipienti pepponi nostrani', per impedire la costruzione di impianti per lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti a bassissimo impatto ambientale, ...ecc.!  
È una coscienza nuova  che va creata: tutto parte dalla persona. Possibilmente arrivando anche alla società e alle necessarie norme istituzionali, che la regolano. Senza dettagliare più di tanto possiamo fare almeno un esempio: i prodotti "voluttuari", come il cibo per cani e gatti, dovrebbero essere soggetti a una tassazione particolarmente "salata". 
Tutto parte dalla persona, ma bisogna arrivare anche a toccare le scelte istituzionali degli stati. Incentivando le scelte che consentono di rispettare meglio l’ambiente: ricerche agevolate su fonti di energia pulita, penalizzazioni per quelle ditte che scelgono fonti "sporche" di energia. In particolare nel campo dei trasporti: è inutile aumentare di 10 o 20 centesimi il prezzo del carburante. Si diano invece adeguati incentivi all’uso di mezzi di trasporto "puliti", come i mezzi a trazione elettrica. 

Certo, si tratta di affrontare la comprensibile resistenza delle 'lobbies mammonite' che sarebbero così danneggiate. Ma la posta in gioco è davvero troppo alta per arretrare di fronte a una necessaria quanto doverosa lotta, senza terrorismo ambientalista ne animalismo sfrenato.


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