Casella di testo:                                            L’incontro che salva
                                           
C'è un episodio molto bello nel Vangelo di Giovanni (3,1-21), che riporta l'incontro di Gesù con Nicodemo: un uomo di cultura e capo dei giudei, probabilmente la persona più elevata, più istruita incontrata da Gesù. 
E' una persona in ricerca,  perciò si reca da Gesù di notte, per avere un colloquio tranquillo e disteso col Maestro. Egli stesso apre il dialogo, esprimendo un apprezzamento misurato e prudente verso Gesù.
Non sà dire altri titoli a Gesù se non quello di "Rabbì" (Maestro), al contrario di Natànaele che dopo poche battute, non solo chiama Gesù "Rabbì", ma si espone esclamando: "Tu sei il Figlio di Dio! Tu sei il Re d'Israele" (Giov. 1,49).
Nicodemo, in questo stadio della sua vita, non ha ancora compreso che deve abbandonare il livello intellettuale, il discorso culturale filosofico, se non vuole che diventino una prigione.
Un "uomo di buona volontà", dunque che, però è anche lo specchio delle nostre lentezze, pigrizie, della nostra resistenza alla grazia. 
Vorrebbe trovare la Verità, ma è trattenuto da blocchi interiori. 
Anche noi desideriamo aprirci alla Luce del Verbo fatto carne, però abbiamo bisogno di purificazione, che ci liberi da chiusure e pregiudizi. Alla bellezza spirituale di questa persona in ricerca, che si reca da Gesù, fa riscontro lo splendore di Gesù di Nazareth che, pur dovendosi occupare di tantissima gente, riserva un tempo di dialogo paziente, approfondito per Nicodemo. Anche se questi, alla fine del dialogo resta muto di fronte alle vertiginose altezze delle parole di Gesù!
Quel colloquio notturno aveva dato i suoi frutti, le parole seminate dal Figlio di Dio erano germogliate nel suo cuore, tanto che non lascerà mai più Gesù, nemmeno nelle ore difficili della passione e morte del Cristo (Giov. 7, 50-52) (Giov. 19,39).

Il Signore Gesù ci spinge ad atteggiamenti umili e semplicissimi: lasciarsi creare dall'alto, affidarsi a Lui che è innalzato per noi, contemplare l'amore del Padre che ama tanto il mondo, vivere nella gioia per il dono di Dio che gratuitamente ci ama prima ancora che lo conosciamo e ne facciamo esperienza, questa è l'anima del cristianesimo.
Fino a quando non avremo sperimentato concretamente la fedeltà di Dio che si prende cura di noi, avremo problemi a credere veramente e ad abbandonarci ad essa.
Siamo teste dure, la Parola di Dio a volte non ci basta, vogliamo vedere almeno un pò prima di credere!
Ma non si tratta di sperimentare prima di credere, …bisogna prima credere, fare atti di fede, e allora si sperimenterà .
Potremo verificare il sostegno di Dio soltanto nella misura in cui gli lasciamo lo spazio necessario in cui potersi manifestare.
Se  una persona che deve saltare col paracadute non si sarà gettata nel vuoto, non potrà sentire che le corde la sorreggono. Bisogna prima fare il salto, ...solo in seguito ci si sentirà portati.
Questo slancio consiste nel rompere definitivamente con l'abitudine a risolvere tutto partendo da se stessi, facendo affidamento esclusivamente nelle proprie forze. Si tratta di fare un "salto" in Dio, aprendosi alla grazia e, quando ci si ritrova tra le braccia del Padre, è il momento di affidargli ogni preoccupazione, ogni turbamento ed ogni sofferenza, ...e non c'è "posto" più bello, ...dove chi "entra" non lo lascia più!
Solo così Dio Padre può intervenire nell'agire umano e concedere il Suo aiuto.
Questo atteggiamento costante, di fiducioso e totale abbandono alla Divina Volontà, ci riempie il cuore di pace.
Nulla di terreno potrà mai soddisfarci pienamente, niente e nessuno ci consola; tutti i castelli fantastici si smontano e crollano inesorabilmente.
Siamo come piccoli uccellini che svolazzano ansiosi quando guardano il magnifico volo della Madre.Se saremo "piccoli figli" di Maria, in preghiera e abbandono filiale,  incontreremo Gesù Cristo, la Sua Carità, la Sua amicizia, la Sua Pace, ...il Suo immenso Amore!