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                                   Nel sacramento del Matrimonio 

Nel famosissimo racconto di B. Pasternàk, Il Dottor Zivago, i sentimenti che Jurij Andrèevic (il protagonista) nutre per Lara (protagonista femminile del romanzo) sono così descritti : «Oh, come l'amava! Come era bella! Proprio come lui aveva sempre pensato e sognato, e come ne aveva bisogno! Ma cos'era che gliela rendeva così? Qualcosa che si poteva separare, scomporre come in un'analisi? Oh, no, no. Era quella linea inimitabilmente semplice e netta, con cui in un unico tratto, dall'alto al basso, l'aveva tracciata il creatore, e con quel divino disegno l'aveva consegnata alla sua anima, allo stesso modo in cui si avvolge stretto in un asciugamano un bimbo appena levato dal bagno». 

 
Ma oggi chi è che – guardando la propria amata – è ancora capace di dire con verità queste parole? Sono talmente vere da far vacillare tutte le nostre certezze. E sì, noi spesso quando parliamo d’amore pensiamo di sapere proprio tutto! Ne siamo davvero così sicuri? A parte l’abito bianco, i fiori, i parenti e gli amici, l’organista e il banchetto… hai capito che colui o colei che hai sposato è la strada che tu hai scelto per entrare in comunione con Dio? Hai capito che tutte le volte che guarderai l’amato o l’amata ti sarà chiesto di riconoscere in lui l’immagine dell’amore di Dio? Persino quando andando avanti con gli anni il tuo volto sarà segnato dal tempo? Parolone difficili!? Propositi santi ma irrealizzabili? No, solo il fatto che non siamo abituati  e qualche volta non vogliamo lavorare sulla nostra persona, per l’amore, per amore, per diventare capaci di accogliere l’altro come un dono e al contempo di essere per l’altro un dono. 


 
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