Casella di testo: Ecco un articolo apparso su Avvenire (http://www.avvenire.it) e che, come mamma ma anche come lettrice, amante delle fiabe ed eterna bambina, mi ha molto interessato.

Nelle fiabe c'è la cura contro il «buonismo» verso il lupo cattivo 
di Sandro Lagomarsini 

Parlavamo di fiabe. Se esaminiamo, ad esempio, "Lo spirito nella bottiglia", come adulti troviamo strano che lo spirito voglia uccidere il pescatore che lo libera; poi veniamo a sapere che, dopo essersi proposto ricompense sempre maggiori per il suo possibile liberatore, solo al quarto secolo di prigionia lo spirito era giunto a quella decisione rabbiosa. Anche l'infante, lasciato in una condizione di sofferenza, prova questa successione di stati emotivi; più tardi, sentendo raccontare in forma velata la sua esperienza, si rende conto che il suo atteggiamento non era del tutto irragionevole; l'astuzia del pescatore che fa rientrare lo spirito nella bottiglia rassicura il bambino: anche gli impulsi distruttivi possono essere dominati. 

Molti i messaggi positivi delle fiabe; un aspetto ripugnante può nascondere un cuore buono e gentile ("La Bella e la Bestia"); il nostro aspetto sgraziato può concludersi con una metamorfosi insperata ("Il brutto anatroccolo"). Le fiabe presentano anche il male irrimediabile, nella forma di mostri divoratori, lupi cattivi, orchi e streghe. Alcune sensibilità "ecologiche" ne hanno promosso una trasformazione "buonista". Ma non è una soluzione saggia. 
Esistono veramente, purtroppo, gli "orchi" e i "lupi cattivi". La loro evocazione mette in guardia i piccoli sia dalle insorgenze maligne interne che dai pericoli di violenza esterna.Si creano ancora fiabe correttamente strutturate? Ne segnalo una, che Mondadori potrebbe utilmente ristampare: «Il piccolo indiano e il suo cavallo». 

La storia raccontata da Margaret Friskey e illustrata da Katherine Evans ha per protagonista il «desiderio di un cavallo». Il piccolo indiano coltiva il desiderio, ma continua ad occuparsi di tante cose, imparando così a dominare l'ansia dell'attesa. Con una felice inversione, è il cavallo che trova il bambino e, poiché ha una zampa ferita, il bambino deve dedicargli una cura lunga e affettuosa. È la descrizione di un rapporto costruito senza impazienze e volontà di dominio. In questi tempi di consumo veloce e distratto, un piccolo vaccino contro la malattia del «tutto e subito».













                                                        


Il male esiste, è inutile sprofondare nella melassa che ogni giorno tv e riviste ci propinano. 
I bambini lo capiscono: provate a dire ad un bambino che non esistono i "cattivi", o che anche dietro ad un atto violento si celano a volte buone intenzioni, poi ne riparliamo.
Un bambino si rende conto che le cose sono buone o cattive, siamo noi che ce la raccontiamo. 
Ma forse nelle fiabe possiamo ritrovare spunti di riflessione interessanti. Parlo di alcune fiabe, non tutte. 
Molti dei libri che hanno regalato a mia figlia non contengono problemi da risolvere o situazioni difficili da superare, ma sono semplici racconti che non rendono il bambino partecipe. Non sollecitano il suo immaginario, non richiedono uno "sforzo emotivo", cosa che invece capita quando il protagonista deve superare un ostacolo, una prova, una situazione critica.
Leggere fiabe -certe fiabe- a mia figlia è una delle cose che amo di più, perchè lei non ascolta mai in silenzio e passivamente, ma chiede il perchè (a volte fino alla noia!) di ciò che succede e partecipa al racconto. 
Se non lo avete ancora fatto ve lo consiglio, è una bella esperienza sia per l'adulto che per il bambino leggere insieme.
Ma mi raccomando: leggete un libro prima di regalarlo, soprattutto ad un bambino, perchè possa aiutarlo a confrontarsi, a mettersi in discussione e quindi a crescere e non sia una noia mortale (per grandi e piccini!).


Tratto da: ladrammasmarrita.splinder.com/

immagine dal sito http://www.ilcollediscipio.it