Casella di testo:                                  Che senso ha dire Natale? 

Di questi tempi le occasioni per lo scambio degli auguri natalizi si sprecano.
La cena con i bambini e i genitori che frequentano la piscina, il campo di calcio, il circolo della fotografia, il brindisi con i colleghi di lavoro o quelli che frequentano la palestra e chi più ne ha, più ne metta.
Si finisce tutti con qualche piccolo regalo, a volte con delle donazioni in beneficenza e tra un brindisi e l’altro ci scambiano i tradizionali auguri, “auguri, buon Natale a lei e famiglia”, ma auguri di che? Che cosa diciamo mentre scambiamo un abbraccio o una stretta di mano, con persone che magari durante l’anno riprenderemo ad ignorare educatamente?
Chi, cosa, fa in modo che magari solo per un attimo, si crei un’empatia con chi ci sta di fronte? 
A questa domanda dovremmo rispondere.

Il guaio è che si è perso il motivo, si è persa la vera ragione, diciamo che è rimasto l’involucro, la carta, ma il “dono” non c’è, la scatola è vuota.
Abbiamo dimenticato cosa da il senso a questa festa, meglio, CHI da senso a questa festa.
L’altra sera ho partecipato ad uno di questi pranzi tradizionali, si trattava della cena di Natale preparata con cura e grande lavoro dai ragazzi e dagli educatori di un centro socio educativo che si occupa di ragazzi con handicap.
Alle pareti gli auguri di Natale in tutte le lingue, perché si sa che il Natale è segno d’amore e fratellanza, un bellissimo e originale albero di Natale pieno di luci, e un ambiente accogliente e sereno.
Tra i commensali anche le autorità cittadine e qualche amico di questi ragazzi, allo scambio dei doni ognuno ha fatto il suo piccolo ringraziamento, sincero o convinto non spetta a me il giudizio, quello che ho notato è come mancasse sempre il “contenuto del regalo”.
C’è chi ha ringraziato perché ha avuto la possibilità di essere d’aiuto ai meno fortunati, “meno fortunati a chi?” mi sono chiesta, ma se ne sarà accorto che il beneficiario è lui?
Qualche autorità ha colto l’occasione per rammaricarsi di non poter fare di più e per dare immediatamente la colpa ad altri per “i tagli” alle sovvenzioni, (campagna elettorale).
La palma d’oro però dell’augurio “insipido” è toccato ad una giovane vicesindaco che ha ricordato a tutti come il Natale sia la festa della luce, di quelle “lucine” che brillano sugli alberi, quelle lucine che a lei, rimasta bambina piacciono ancora tanto. 

Finalmente ora lo abbiamo scoperto Natale è la festa delle luminarie, sono loro a farci sentire più buoni, a portare un messaggio di pace e fratellanza, propongo di andare ad accendere luminarie in tutti i paesi dove la guerra imperversa, in tutte le famiglie dove le inimicizie tra parenti avvelenano l’animo, in tutti i condomini dove ci si guarda in cagnesco tra vicini. 

Non prendiamocela con il consumismo, con la televisione, con l’opulenza occidentale, se il Natale è diventato la “festa delle lucine”, se addirittura qualcuno ha pensato bene che augurare 
BUON NATALE sia offensivo e non politicamente corretto, ma sia meglio un generico “buone feste” la colpa è nostra, o almeno anche nostra, abbiamo dimenticato il contenuto vero dell’involucro lucente, abbiamo dimenticato di testimoniare ai nostri figli quale grande occasione sia il Natale per far memoria di qualcosa che accaduto 2000 anni fa, riaccade ogni giorno, ed ha cambiato il corso della storia, sino ad arrivare alla nostra storia. 


Tratto da: CulturaCattolica.it