Eucaristia: cibo per l’eternità

 

L’Eucarestia è un cibo di cui non possiamo fare a meno se vogliamo salvare l’anima nostra e farla santa. Gesù stesso, in tono solenne, ha affermato: “In verità in verità vi dico: se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna” (Giov. 6, 53s.).

Tutti, specialmente i giovani, hanno bisogno di questo cibo.

 

Ecco alcune testimonianze di eminenti personalità che hanno trascorso la loro vita tra i giovani:

S. Giovanni Bosco: “Per me non conosco che due mezzi di educazione: la Comunione o il bastone. Io rinuncio al bastone, scelgo la Comunione”.

Mons. Olgiati: “Ho trovato molti giovani che si sono conservati sempre puri, ma non ne conosco nemmeno uno che abbia conservato il candore del suo cuore senza la Comunione frequente”.

S. Filippo Neri: ‘La devozione al SS. Sacramento e alla S. Vergine, sono, non il migliore, ma l’unico mezzo per conservarsi puri. Non vi è che la Comunione che possa conservare puro un cuore a vent’anni”.

Card. Mercier: “Volete, cari giovani, proteggere la vostra fede, essere casti, generosi? Comunicatevi spesso, comunicatevi ogni giorno!”

Davanti al tabernacolo si può scrivere: “O mangiare o morire!”.

 

Esempio. Sei marinai filippini guidano una nave mercantile. Una violentissima tempesta la distrugge e l’affonda. Essi riescono a stare a galla grazie ad una zattera di fortuna. Si dissetano spremendo l’acqua piovana dai loro vestiti e si nutrono dei propri vestiti e dei pezzi di legno sparsi nel mare. Dopo 34 giorni dal naufragio, un peschereccio di Taiwan li trae in salvo (cf. Fam. crist. 20-10-93).

Se quei marinai non si fossero nutriti di vestiti e di pezzi di legno sarebbero morti. Così l’anima nostra, se non si nutre di Gesù Sacramentato, muore alla vita della grazia, mentre se si nutre devotamente di Gesù, vivrà in grazia di Dio sulla terra e nella gioia senza fine nei cielo.

Gesù ce l’assicura dicendo: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Chi mangerà di questo pane vivrà in eterno” (cf. Giov. 6).

 

E’ indescrivibile il conforto e la gioia che ci può dare Gesù, mediante la Comunione, in certi momenti terribili. Ecco due esempi.

Il P. Alegiani, nobile figura di Cappellano militare in Russia, all’ultima guerra mondiale, gettato dai marxisti, per il loro odio a Dio, in una prigione di poco più di un metro per lato, conservò le Ostie Sante per sette anni, comunicandosi con un piccolo pezzettino di esse, in un primo tempo ogni giorno, poi, una volta alla settimana. E così ha avuto la forza per non impazzire e per sopportare serenamente, per amore di Dio, l’orribile prigionia, vissuta da solo e senza poter mai scambiare una parola con nessuno.

Il Servo di Dio Don Carlo Gnocchi e Don Carlo Chiavazza, Cappellani militari sul fronte russo, si incontrano, per caso, durante la terribile ritirata di oltre 700 Km. per uscire dalla Russia.

Passano una notte insieme; l’uno racconta all’altro spaventose avventure e orribili fatti visti e vissuti. Si ritengono vivi per miracolo. Ricordano il camminare, camminare, camminare, inseguiti dall’esercito nemico, tra bufere di neve, con freddo polare, per non rimanere prigionieri, per non morire congelati, per ritornare alle loro case.

Dormono per qualche ora, poi, mentre ufficiali e soldati sono immersi in un sonno profondo, Don Gnocchi dice a Don Chiavazza: “Vuoi fare la Comunione?” Questi con grande stupore esclama “Come? Hai con te il Santissimo?” Ecco la risposta: “L’ho sempre portato con me, e ne rimane solo un piccolo frammento, ma per noi due basta”.

Mons. Chiavazza scrive: “Don Gnocchi portava il Cristo con sè, nella teca d’oro, sul petto, come un’arma, come un trofeo, come l’oggetto più prezioso del mondo.

Recitammo qualche preghiera. Il frammento di Ostia, deposto sulle nostre lingue martoriate dalla sete ... era il Cristo dei sofferenti e degli eroi, dei deboli e dei forti ...che sfolgorava nelle nostre anime come improvvisa luce... Ai nostri corpi, preda dei pidocchi, e con gli abiti a brandelli, al nostro cuore paurosamente provato, il Redentore portava l’augurio e la realtà più sconvolgente:

“Io vi ho amati e resterò con voi sempre” (cf. Avvenire 11-7-80).