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                         Il Santo Natale
 
La nascita di Gesù da Maria è storica al cento per cento. Il Natale non è una favola, ma una realtà certissima.
 Il Vangelo di Luca (2,1) afferma che Gesù è nato al tempo del primo imperatore romano Cesare Augusto, nei giorni del censimento.
Il Vangelo di Matteo (1,1-17) ci riporta perfino la "genealogia di Gesù, figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, ecc.". Si tratta di 14+14+14 generazioni fino a Giuseppe, sposo di Maria, madre di Gesù. Sia Giuseppe come Maria appartengono alla stirpe di Davide.
I Profeti avevano predetto tutto questo.

 Lo scrittore Cesare Angelini commenta così la suddetta genealogia di Gesù: "Sono parole secche, nodose come le radici degli alberi; ma ogni parola sembra uno scalino di una lunga scala che congiunge il cielo con la terra e per la quale realmente discende il Figlio di Dio. 
I Giudei curavano diligentemente il nòvero preciso degli antenati di ogni famiglia. Queste genealogie venivano poste nel tempio come cosa sacra e affidate alle cure più attente dei Sacerdoti. 
La genealogia poi della casa di Davide, cui apparteneva Gesù, fu custodita come nessun'altra e, come testimonia lo storico ebreo Flavio Giuseppe, essa continuava a trovarsi nei pubblici archivi ancora al tempo di Gesù e il fatto era ben noto, tanto che chiamavano Gesù 'il figlio di Davide': per esempio i cittadini di Gerusalemme lo accolsero gridando: Osanna al figlio di Davide, e il povero cieco Bertimèo lo invocava: "O Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!".

 Origene, nei primi tempi del cristianesimo, al pagano Celso dice: "A proposito della nascita di Gesù, se qualcuno desidera altre prove, oltre a quello che è raccontato nei Vangeli, sappia che a Betlem si mostra la grotta nella quale è nato e nella grotta la mangiatoia dove fu avvolto in fasce. E quello che si mostra è così conosciuto in quei luoghi, che anche gli estranei alla nostra fede sanno che Gesù è nato in una grotta" (Prof. Piccirillo dello studio biblico di Gerus. , Osserv. rom. 25-12-1977).
La nascita di Gesù significa: Dio con noi. Dio come noi. Dio per noi: Dio è diventato figlio degli uomini per fare noi figli di Dio!

 L'Incarnazione fu verginale: infatti Gesù fu concepito per opera dello Spirito senza alcun intervento dell'uomo. Pure la nascita di Gesù fu verginale: infatti il Vangelo afferma: "Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele che significa Dio con noi" (Matteo 1,225.).
L'incarnazione è il vertice dell'antropologia! Nessuna religione nobilita tanto l'uomo come la religione cristiana! Neppure Dio, che può tutto, poteva innalzare la natura umana a un livello più alto!
Nell'Incarnazione contempliamo lo stupendo mistero dell'Unione ipostatica cioè "l'unione della natura divina e della natura umana ossia della divinità e dell'umanità nell'unica Persona del Verbo­Figlio" (Giov. Paolo II, Enc. Dominum et vivificantem, 50).

 In Gesù c'è una unica Persona, quella divina nella quale sono unite le due nature, umana e divina. Conseguentemente le azioni di Gesù sono azioni di un Dio perché ogni azione è attribuita alla persona. Quindi in Gesù è sempre Dio che agisce: a volte per mezzo della natura divina e a volte per mezzo della natura umana: è Dio che lavora, che piange, che soffre, che è crocifisso, che muore. 
Agli occhi del Padre, i più piccoli atti dell'umanità di Gesù, i più piccoli movimenti del suo cuore erano una sorgente di rapimento e di gioia: "Ecco il mio Figlio diletto - dice la voce del Padre - nel quale ho posto tutte le mie compiacenze".
L'incarnazione è un mistero che continua. Gesù è venuto e viene sempre con le sue grazie. A Lui possiamo riferire le parole di Tagore: "Non hai udito i suoi passi silenziosi? / Egli viene, viene, viene sempre. / Ogni istante e in ogni età / ogni giorno e ogni notte, / Egli viene, viene, viene sempre... / In tutti i miei dolori e le mie pene / sono i suoi passi a premere il mio cuore, / è la carezza dorata dei suoi piedi / che fa brillare tutte le mie gioie!"

 Gesù porta gioia a tutta l'umanità: Gli Angeli, sulla grotta del neonato Bambino cantano: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace (ossia gioia) sulla terra".
Gesù porta gioia ai pastori, che rappresentano ogni lavoratore. Un angelo dice a loro: "Vi annuncio una grande gioia: oggi è nato il Salvatore che è Cristo Signore" (cf. Luca 2,1-12).
 Gesù porta gioia alla Chiesa che nelle Messe natalizie va ripetendo: "Gioiscano il cielo, esulti la terra" (cf. Salmi 95, 96, 97).
Gesù Bambino è grande gioia per i cristiani fedeli, per i peccatori che si convertono, per le nazioni che riacquistano la libertà. 
 Un esempio: nella Russia, la persecuzione più feroce di tutti i tempi, quella comunista, aveva perfino soppresso la festa del Natale da oltre 70 anni. Nel primo Natale dopo la caduta del comunismo, a Mosca nella Cattedrale gremitissima, solenne liturgia trasmessa per radio e televisione e processione di migliaia e migliaia di persone nella Piazza Rossa. Tutti erano commossi, molti piangevano.
 Gesù Bambino è la più grande gioia dei Santi. Qualche esempio. 
Ecco S. Francesco d'Assisi, felicissimo davanti al presepio allestito a Greccio. Grande concorso di popolo esultante, mentre nella mangiatoia vuota appare Gesù Bambino, e il Santo teneramente lo abbraccia (cf. FF. 1186).
Ecco S. Chiara di Assisi che dal suo letto di dolore, in dolce estasi, vede e segue la Messa di mezzanotte di Natale che si celebra nella Basilica di S. Francesco in Assisi; contempla il presepio, ode parole, musica, canti. (Per questo motivo fu eletta patrona della Tv).
Ecco S. Veronica Giuliani che scrive: "S'è fatta la processione per tutto il Convento con il santo Bambino. Mentre io lo portavo fra le mie mani è diventato di carne. Nel tornare in chiesa lo posi sopra il presepio: da sè restò in piedi ... Con la sua manina diede la benedizione non solo alle sorelle, ma a tutta questa città" (Diario, vol. IV, pag. 555).
 Il P. Pio da Pietrelcina esorta: "Poni Gesù Bambino come suggello sul tuo cuore! Ti faccia sentire tutta la dolcezza di questo grande mistero! Inebri la tua anima con le sue divine carezze".
 Inebriato di amore, non cesserò di ripetere con i primi cristiani: "Vieni, Signore Gesù!" (Apoc. 22, 20), e con S. Antonio di Padova: "O, dolce Gesù, ci può essere qualche cosa più dolce di te?"


                  
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