Che fine ha fatto Topolino?  di Alessandra Nucci

 

 

Negli Stati Uniti numerose associazioni cristiane guardano da anni con preoccupazione alla produzione cinematografica e televisiva della Walt Disney Company, che contiene attacchi diretti e indiretti alla religione e alla famiglia. L'azienda, che non appartiene più agli eredi del creatore di Topolino e Paperino, è una delle più grosse industrie di intrattenimento del mondo. Insieme alla Capital Cities/ABC, con cui si è fusa qualche anno fa, possiede: 5 case cinematografiche (1), 4 case discografiche (2), oltre 35 reti televisive (3), 25 case editrici, 8 riviste mediche, oltre 50 riviste commerciali, altrettanti giornali locali, una compagnia di navigazione, una squadra di hockey, una di baseball, alberghi, parchi di divertimenti, campi da golf, villaggi vacanze e negozi al dettaglio.

 

Contro i prodotti di questo impero hanno decretato il boicottaggio una serie di associazioni religiose e famigliari americane quali la Catholic League, la Southern Baptist Church, la American Family Foundation, la Christian Family Network, e l'associazione femminile Concerned Women for America.

La prima a muoversi fu la Lega Cattolica, nel 1995, per protestare contro il film Priest ("Prete "), prodotto dalla Miramax che narra di cinque sacerdoti cattolici dediti all'omossessualità, la fornicazione e l'alcolismo e ritratti con personalità fra lo psicotico e il furioso. Poi venne il serial televisivo della rete televisivo ABC Ellen ("Elena"), la cui protagonista un bel momento annuncia agli telespettatori di essere lesbica e felicemente fidanzata con una bella donna.

Adesso è la volta del film blasfemo Dogma, sempre della Miramax, nel quale Maria e Giuseppe hanno rapporti sessuali e Maria partorisce una figlia che lavora in una clinica abortista. Non vengono risparmiati neppure Dio e gli apostoli (che comprendono un tredicesimo che sputa parolacce). Il tenore del film è tale, insomma, che perfino Playboy scrisse:

"Se quelli della Lega Cattolica non picchettano questo film qua, vuoi dire che sono ridotti ormai allo stato comatoso".

Le socie dell'associazione femminile cristiana "Concerned Women for America" (CWFA - ovvero "Donne Preoccupate per l'America") inondarono di lettere indignate il proprietario della Disney, Michael Eisner, per protestare contro il suo inserimento della pornografia nei suoi film fintamente pro-famiglia.

 

"L’azienda Disney continua a somministrare spazzatura ai nostri figli" recita un comunicato della CWFA commentando la versione Disney video di The Santa Clause (un gioco di parole sul nome di Babbo Natale e le parole Clausola Santa) che un bel momento publicizza un numero verde per la pornografia telefonica.

La American Family Association organizzò il boicottaggio della Walt Disney dopo che diverse famiglie in visita a Disneyland si erano trovate improvvisamente circondate da omosessuali e lesbiche che ostentavano atteggiamenti "gay", in mezzo ad una "celebrazione omosessuale".

Non si tratta di episodi isolati. Gli esempi di spettacoli "targati" Walt Disney, che contengono il contrario di quello che uno si aspetterebbe di trovare per i propri figli, sono tanti. Eccone alcuni:

Powder ("Polvere"), la storia di un ragazzo che ha poteri occulti e New Age, è stato girato da un certo Victor Salva, assunto dalla Disney dopo aver subito una condanna per pedofilia.

 

Il programma televisivo Nothing Sacred ("Niente di Sacro") è il ritratto di un prete che ha atteggiamenti sprezzanti per la religione, mette continuamente in dubbio l'esistenza di Dio e sente pulsioni lussuriose - ma riesce a toccare il cuore della gente.

Il film Kids ("Ragazzini"), della Miramax, presenta gli adolescenti di New York come prepotenti predatori sessuali, omofobi e fumatori di hascisc. La sua uscita suscitò tali polemiche che la Miramax dovette formare un'azienda indipendente per farne il marketing.

Miramax ha prodotto anche il film pro-gay Lie Down with Dogs ("Giaci coi Cani") e Chasing Amy, che narra di un uomo eterosessuale che insegue senza sosta una lesbica.

Hollywood Pictures, un altro possedimento Disney, ha prodotto "Chicks in White Satin", che tratta di una coppia lesbica che celebra una "celebrazione d'impegno" come fosse un matrimonio eterosessuale.

Hyperion Press, casa editrice di proprietà della Disney, ha pubblicato A Separate Creation ("Una creazione a parte") un libro che sostiene che l'omosessualità è di origine biologica, Growing Up Gay in America, un volume per i giovani che finge di essere il racconto della "scoperta" della propria omosessualità da parte di tre comici, e Lettin' It All Hang Out (letteralmente "Lasciar penzolare fuori tutto quanto"), l'autobiografia di RuPaul, un travestito che fa l'intrattenitore e si propone ai giovani come modello da imitare.

Dal 1991 Disney è fra gli sponsor del "Gay Day"che si tiene a Disney World in Florida. Secondo il fondatore del Gay Day, dai 1500 omosessuali degli esordi, adesso l'evento ne attrae oltre 80.000 e vede 24 spettacoli distribuiti su 5 giorni.

 

Il nuovo corso della Disney non risparmia neppure i cartoni animati , dove si trovano aspetti più subdoli o talmente inaspettati che lo spettatore può o non accorgersene, o non credere ai propri occhi. E' capitato a me quando ho visto The Lion King ("Il re Leone") in California nel 1994. Non so se la versione europea l'abbia mantenuto, ma in quella americana a un certo punto viene "sparata" la parola "SEX!" sullo sfondo del cielo azzurro. Non c'entrava niente, naturalmente, con la trama del cartone, per cui quando sono uscita dubitavo dei miei sensi. So che in molti credono che sia stato uno scherzo di qualche disegnatore, rimasto anonimo fra le centinaia di tecnici che vengono impiegati per fare un lungometraggio del genere. Ma alla luce degli altri prodotti che andiamo elencando verrebbe da pensare che fosse voluto. Ne la Sirenetta infatti un pastore protestante da segni di eccitazione sessuale mentre presiede una cerimonia di nozze. In quanti, inoltre, sanno che la vera Pocahontas si convertì al cristianesimo? Il  Pocahontas non ne parla affatto, ma la ritrae invece come un'adoratrice della Dea Terra che crede nella reincarnazione.

 

Ma la Disney non è nei guai solo con le associazioni religiose, ma anche con i sindacati. Il Comitato Nazionale del Lavoro ha protestato con Michael Eisner per lo sfruttamento del lavoro femminile nelle fabbriche di Haiti, dove si produce l'abbigliamento Disney. Un'operaia vi produce 375 camicette di Pocahontas all'ora - camicie che poi vengono vendute in America per $10.97 l'una. Quant'è la paga settimanale per questo lavoro? $10.77, meno del costo di una camicia.

La protesta ha preso gagliardamente piede in America e gli effetti si sono visti, anche se Michael Eisner non vuole ammettere che ci sia correlazione fra l'ingente diminuzione del giro di affari che la Disney accusa da anni e la montagna di posta che gli continua ad arrivare, da parte di gente che comunica di aderire al boicottaggio.

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NOTE:

(1) Walt Disney Pictures, Touchstone, Miramax, Caravan e Hollywood Pictures

(2)Hollywood Records, Wonderland Music, Walt Disney Music Co, Lyric Street Records

(3) fra cui: Buena Vista, Touchstone, Walt Disney,  Disney Channel, Walt Disney Theatrical Productions

 

Tratto da "Una voce grida...!"