Tiepidezza: grave malattia dell’anima

 

Che cos'è la tiepidezza spirituale? Possiamo definirla: è la pace coi peccati veniali pienamente volontari, molto frequenti e senza nessun impegno per farli scomparire. Ci si culla tra peccati veniali deliberati. Inoltre il bene si fa scarsamente e con negligenza.

 

La tiepidezza è una delle più gravi e pericolose malattie dell'anima. E un virus che intacca la nostra vita spirituale, uccide il fervore, arresta lo slancio verso Gesù; è odiosa mediocrità; è uno scialbo mercanteggiare con il Signore, concedendogli solo quel minimo per non essere del tutto malvagi; è una tisi e agonìa spirituale.

 

Questa pianta velenosa, questo grande flagello, purtroppo, cresce anche tra i Preti, nei conventi, nei giardini di Dio.

La sacra Scrittura condanna la tiepidezza con parole durissime. Questa terribile malattia provoca talmente il disgusto dello Spirito Santo da spingerlo a gridare al Vescovo di Laodicea: "Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo. Ma poiché sei tiepido, sto per vomitarti dalla mia bocca" (Apoc. 3,15-16).

 

Dunque la persona tiepida è il vomito di Cristo Dio; e, poiché non si riprende ciò che è stato vomitato, se essa non si ravvede potrebbe camminare verso la catastrofe eterna.

È difficile risorgere dal baratro della tiepidezza, ma è possibile. Molti ci sono riusciti. All'opera, dunque, con sommo impegno. Ecco alcuni mezzi: compiere con esattezza i propri doveri, pregare, pregare, esame di coscienza, soprattutto meditazione!

 

Esempio. S. Teresa d'Avila dai 15 ai 39 anni, pure dopo l'ingresso nel monastero delle Carmelitane, conduce una vita rilassata, frivola, mondana. Ma "un giorno - scrive - vidi nell'Qratorio una statua di Cristo (portata lì in attesa di una festa) tutta coperta di piaghe. Guar­dando Gesù, mi pareva mi si spezzasse il cuore, e mi gettai ai suoi piedi con un profluvio di lacrime".

     Da quel momento diventa fervente e grande nella santità, nell'apostolato, nella fondazione e riforma di molti monasteri.

 

     Lo Spirito pungola il tiepido con queste parole: "Non sai di essere un infelice, un miserabile? Mostrati dunque zelante e ravvediti!" (Apoc. 3,17.19).