Casella di testo:  
In una “Repubblica delle banane” trova spazio la voce di Caino a discapito di quella di Abele!

Si travisano, strumentalizzandole, le parole del Papa. 
Si confonde il perdono col colpo di spugna,  il pentimento provato, il singolo prudente atto di clemenza con reinserimento nel tessuto sociale ...con la generale libera uscita, ...glissando, in palese malafede, sul necessario senso di giustizia e sicurezza collettiva.

Si sa, purtroppo la giustizia non è di questo mondo...
 
Più assalti alle ville, più furti, più scippi, più stupri, più delitti, ecc. ...ecco a cosa anelano i promotori radical-sulfurei!

  
Amnistia per i rei: …e alle vittime cosa resta?

 
 
Si torna a parlare di amnistia.

La caciara di Pannella, i suoi toni apocalittici, il suo ricatto elettorale, ha prodotto una richiesta di convocazione urgente (!!!) della Camera dei Deputati per discutere di un provvedimento di cui non si sente affatto la necessità.

I radicali agitano l’amnistia come provvedimento “umanitario”.

Altri come strumento per alleggerire la pressione nelle carceri.

In sostanza verrebbero messi in libertà cittadini o extracomunitari rei sì di piccoli reati (per lo più le amnistie sono indirizzate a pene fino a tre anni, anche se l’ultima – di cui parleremo - ricomprese fino a 4 anni), ma che alle centinaia di vittime appaiono più fastidiosi e pericolosi dei presunti grandi criminali finanziari (non certo dei terroristi !).

Se mai il parlamento dovesse procedere nell’iter dell’amnistia, dovrà quindi decidere i limiti temporali e il perimetro dei reati amnistiati.

Presumibilmente sarà scontro anche su questo e non mi stupirei se la demagogia radicale imponesse la liberazione di una miriade di piccoli delinquenti che andrebbero a rimpolpare le fila della manovalanza criminale, mentre verrebbero trattati con eccessiva severità altri, rei magari di reati da prima pagina, ma che meno incidono sulla sicurezza del singolo cittadino.

I radicali sostengono l’amnistia come provvedimento “umanitario”.

Beh, è molto dubbio che lasciare libere per le strade della nostra città migliaia di persone che non hanno scontato la loro pena, possa essere “umanitario” nei confronti dei cittadini onesti.

Come è ridicolo pensare che il problema delle carceri lo si risolva liberando dei detenuti.

Un po’ come fece una quindicina di anni fa l’allora ministro della Sanità, il democristiano di sinistra Carlo Donat Cattin che, alzando per decreto il livello ammesso dell’atrazina nell’acqua, rese potabile quel che un minuto prima non lo era.

Se le carceri scoppiano è perché le Forze dell’Ordine fanno il loro lavoro, allora, piuttosto che liberare chi è stato incarcerato con grande dispendio di energie e costi, si potrebbero convertire in carceri delle caserme dimesse dalla ristrutturazione delle Forze Armate.

Oppure per i detenuti extracomunitari che non siano responsabili di delitti contro la persona, si potrebbe procedere all’espulsione, avendo prima cura di censirli con tanto di impronte digitali e dna, in modo da poterne rilevare l’eventuale illegale reingresso e reati commessi.

Ma soprattutto si dovrebbe prima di ogni amnistia, por mano alla questione dei “detenuti in attesa di giudizio”, cioè di chi è preventivamente incarcerato, senza che contro di lui sia stata emanata una sentenza di condanna definitiva.
Tratto da: No all'amnistia