Casella di testo:       Quelli che vorrebbero sfrattare Dio dalla vita pubblica di Armando Torno 

Sembrava scomparso dalla scena pubblica. Ma all'occidente secolarizzato la questione "Dio" si è ripresentata violentemente l'11 settembre 2001, quando in nome di Allah, alcuni terroristi fondamentalisti rappresentanti di un un islamismo nichilista, hanno tirato giù le due torri, le tremila persone che vi lavoravano, con tutte le conseguenze che sappiamo.
Sembrava che i cristiani non contassero più nulla, quasi fossero una specie in via di estinzione.
Piazze piene, chiese vuote. Un Papa vecchio e malato, con grande carisma mediatico ma poco seguito.
Invece... Bush è stato rieletto alla grande con il contributo fondamentale dell'elettorato cristiano. 
Poi, il mondo intero - non solo metaforicamente - si è inginocchiato ad onorare Giovanni Paolo II, e ha amato fin da subito il suo successore, un'autorevole guida morale e un intellettuale di grande spessore, apprezzato anche da quei non credenti immuni da pregiudizi anti-cattolici. 
Ed infine, in Italia, il flop dei referendum contro la legge 40/2004: non se l'aspettavano di perdere così, con tutti i media e la "gente che conta" dalla loro parte.

E allora l'argomento del giorno è diventato il rapporto fra Stato e Chiesa, o fra Stato e religioni, spesso con due pesi e due misure.

Infatti, da una parte, per un malinteso e ipocrita concetto di "tolleranza" figlia del "buonismo" politicamente corretto, non si riesce a venire fuori dal pasticcio della non-scuola di via Quaranta, perché non si vuole dare l'impressione di avercela con un gruppetto di musulmani che rifiutano di integrarsi (quasi che per loro le leggi dello Stato italiano non valessero).
Nello stesso tempo, però, la Chiesa cattolica in Italia subisce attacchi anacronistici e paradossali.
Ogni sua parola viene amplificata e strillata, distorta e messa in discussione, paventando un attacco della Chiesa stessa, sul piano etico, ma anche politico, alla laicità dello Stato.

Gli attacchi gratuiti e infondati, basati su menzogne e campagne giornalistiche farlocche, sono cominciati con la questione dell'otto per mille, subito dopo il referendum. Si è detto che non si sapeva come la Chiesa li aveva spesi. Ne viene pubblicato il resoconto (casualmente, negli stessi giorni della polemica), e ne dà notizia solo Avvenire.
Si continua con l'ora di religione: Repubblica spara cifre da debacle. Avvenire risponde con quelle della CEI. Il ministero della Pubblica Istruzione conferma: nessun crollo nelle adesioni, ma anche qui, nessun dietro front da parte di Repubblica.
Si prosegue con i PACS: la posizione della Chiesa è ovvia e ben nota, da sempre. Ne parla Ruini nella sua prolusione al Consiglio permanente della Cei (il capo dei vescovi italiani ai vescovi italiani, non un discorso alla nazione a reti unificate). Gran fracasso sulla stampa. Fischi contro Ruini a Siena. Allora viene inventata una fantomatica telefonata in cui i vescovi avrebbero dichiarato intenzioni bellicose. Smentita anche questa.
Lo stesso giorno su Repubblica si confrontavano le retribuzioni medie di preti e vescovi con quelle di impiegati, metalmeccanici e commessi. Niente di male, ma, come fa notare Avvenire, "a nessun lavoratore dipendente sfugge la differenza tra stipendio lordo e stipendio netto. Ecco, quello dei preti era lordo, quello degli altri netto. Peccato si siano dimenticati di scriverlo".
Parla Benedetto XVI al sinodo mondiale dei vescovi, e la stampa italiana titola: il Papa parla ai politici italiani.
Il Sinodo viene presentato come un'assemblea schiacciata sui temi etici, con i vescovi pronti a strabordare e ad imporre chissà che cosa. Un "fondamentalismo cattolico" in agguato, inconsciamente paragonato a quello islamico (che comunque fa più paura e non viene combattuto, come dimostra anche quel che è successo recentemente al Consiglio d'Europa).
Che sta succedendo?
Che, come ha detto Benedetto XVI, Dio non può star fuori dalla vita pubblica.
Per finire, l'incredibile attacco sull'ICI: una campagna di stampa denigratoria senza alcun fondamento.
Sullo sfondo, la questione aborto, amplificata dalla RU486, di cui è stata sospesa la somministrazione al di fuori dell'ospedale, perchè contraria alla stessa legge 194. Una legge che le élite laiciste difendono con i denti, perché considerano l'aborto un "diritto fondamentale", mentre l'opinione pubblica la pensa diversamente, visto che secondo un recente sondaggio di Repubblica la maggioranza degli italiani (44,4 per cento contro 29,7) giudica l'aborto "moralmente sbagliato".

Per concludere, è in atto un conflitto fra chi riconosce a tutti la libertà di esprimersi e chi pretende di poter distribuire "patenti" di tolleranza e democraticità, con il sostegno di un'ideologia laicista che punta a imporre un "pensiero unico" basato sul relativismo etico. Ci dicono che dovremmo vivere "come se Dio non ci fosse". Ma ogni volta che si è tentano di escludere Dio dalla società si sono verificate delle tragedie immense (vedi nazismo e comunismo), e alla fine l'uomo si rende conto che è meglio vivere "come se Dio ci fosse", con buona pace dei laicisti.

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"Ricordiamo che il secolo si è aperto con gli annunci della morte di Dio e si è chiuso senza un pensatore capace di organizzarne i funerali.
Il cadavere, poi, non si è più trovato."



Tratto da: samizdatonline.splinder.com