Casella di testo:              LA SPIRITUALITA’ NELLA FAMIGLIA di Bruno Ferrero

L’esperienza mistica del matrimonio è imparare ad amare nell’amore di Dio il nostro “prossimo”, il più vicino a noi, che è il coniuge, come se stesso. Ed è in questo amore realizzato che l’uomo raggiunge Dio.
La vita spirituale del matrimonio non si realizza in un “sublime” immaginario, ma nella quotidianità ordinaria di tutti i giorni.
Il matrimonio è fatto di piccole cose, che sono grandissime, e di grandi cose, che restano piccole.
La vita dell’uomo è interamente spirituale, come la vita di coppia, nulla si può separare dalla vita spirituale.
Colui che intraprende la vita spirituale rischia di creare artificialmente antagonismo tra vita spirituale e vita sociale.
Frequentare la Chiesa, la preghiera, sarebbe la vita spirituale. La vita quotidiana in famiglia e il lavoro costituirebbero la vita profana. Questa distinzione è opera del maligno.
Se, nella coppia, le piccole cose della vita quotidiana non sono vissute come la più autentica esperienza spirituale, come verifica dell’amore carismatico del matrimonio, il matrimonio stesso, la preghiera, l’unione saranno inesorabilmente offuscati. Le piccole cose mantengono vive le grandi.

Bisogna prendere coscienza che, per ogni cristiano,ogni azione e ogni lavoro sono giusti solo quando sono fatti davanti al Signore. Per un cristiano che lavora in un ufficio, o per un datore di lavoro, il suo vero superiore non è il direttore ma il Cristo.
Se qualcuno non è convinto di questo, serve un altro padrone. Colui che ha come “padrone” il Cristo gli sottopone naturalmente tutto. Nella preghiera chiede al Signore di ispirarlo affinché tutti i suoi modi di procedere siano giusti di fronte a lui. Per esempio davanti a ogni difficoltà, invece di cominciare ad accusare l’altro di ostacolare un progetto, il credente prega il Signore di indicargli quale atteggiamento interiore assumere. Molto spesso il Signore permetterà che le prove nel lavoro rivelino gli ostacoli interiori alla crescita spirituale del fedele. Colui che prega imparerà che l’ostacolo esteriore è solo il rivelatore dell’impedimento interiore.

L’uomo deve cominciare la sua giornata mettendola tra le mani del Signore. Deve chiedergli di guidarlo, di ispirarlo. Una giornata che non cominci nella preghiera è una giornata cominciata male. Conviene affidare al Signore ogni difficoltà personale e chiedergli la luce della sua grazia e del discernimento. Ripetere instancabilmente: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore” è un’arma efficace contro lo spirito del mondo. Ricorda all’anima che ha costantemente bisogno dell’aiuto della grazia del Signore. Dà a colui che prega la coscienza che, in ogni sua attività terrena, è nell’arena, lottando contro le belve che sono le seduzioni del mondo, vanità, onori, desiderio di potere. Nella vita spirituale bisogna costantemente aprire delle porte tramite la preghiera. Non cominciare mai una giornata di lavori senza la preghiera. E’ necessario chiedere a Dio il miglior cammino tra i vari compiti. Questo a qualcuno può sembrare eccessivo. Dio si occupa di cose più importanti.
Eppure, perché Dio, che opera tutto in tutti, dovrebbe essere assente un solo secondo dalla vita quotidiana di ognuno?
Tuttavia questa “esclusione” avviene così facilmente! Quanti cristiani operano questa dicotomia tra il lavoro e la vita spirituale!
Colui che chiede a Dio di illuminarlo nel suo lavoro testimonia così di non arrossire del Signore davanti agli uomini, introduce Dio in tutta la sua vita. Introduce il Regno dei cieli nella sua esistenza. L’intera sua vita diventa allora una magnifica preghiera al Signore.
Così colui che sottomette la sua vita al Signore riceve la risposta divina che è questa luce particolare nella sua esistenza. Ogni cosa gli sembrerà preghiera. “Il Cristo è nel mio lavello”, diventa una realtà spirituale, tutti gli atti della vita sembrano trasfigurati. Qualsiasi prova incontrata non è più fortuita, ma riconosciuta necessaria alla crescita spirituale.









Spesso nella coppia la difficoltà di uno dei membri nello svolgere un compito necessario alla vita domestica è segno d’un problema spirituale. Dio verifica sempre l’uomo nelle piccole cose, ed è assumendo le piccole cose che, in seguito, gliene affida delle grandi.
Se, per esempio, l’armonia della coppia si è offuscata sia per il giudizio dell’altro, sia per aver dimenticato la preghiera, sia per l’assenza di comunicazione, i compiti sembrano difficili. La negligenza in una casa è indizio preoccupante della mancanza di vita spirituale nella coppia.
L’adulterio, noto o nascosto, di uno dei due membri della coppia può generare disordine e rifiuto nella loro dimora. E non c’è solo l’adulterio carnale. Il semplice fatto di tagliare fuori l’altro, giudicandolo, rifiutandolo, negandogli il perdono, provoca evidente disordine in casa. Ogni lavoro diventa opprimente, pesante, impossibile da assumere.
L’uomo spesso trova nel lavoro una possibile fuga dalla sua parte di responsabilità nella coppia, può drogarvisi con l’eccesso di lavoro, dando sfogo a un desiderio di potenza o esercitando un potere.
Il caposervizio può svolgere il suo compito con bontà o, al contrario, cercando di schiacciare l’altro.
La trappola dell’eccesso di lavoro, o di un esagerato impegno, è in agguato per ogni uomo. Tali persone si danno l’alibi di sacrificarsi per la famiglia e la loro coppia. Ecco perché la preghiera è indispensabile nel lavoro, non è certo l’uomo che può discernere in questo campo. Ma rimettendosi solo a Dio, gli verrà sempre rivelato l’equilibrio, quel che è giusto davanti al Signore.

Lo stato di non preghiera favorisce nell’anima modi di reagire, di riflettere, di ragionare legati allo spirito del mondo che il Cristo chiama “mammona”, cioè l’idolo del denaro e del potere. Si può durante il giorno essere un servo di mammona e tornare a casa cercando di ritrovare la strada della preghiera? Ci si scontrerà rapidamente con un punto di rottura della propria vita spirituale. Qui si possono capire le contraddizioni della parabola degli invitati alla festa di nozze del Regno dei Cieli (Mt. 22, 1-12). Viene rimproverato colui che si è seduto a tavola per aver voluto conservare il suo vecchio modo di pensare - i suoi vecchi vestiti - e godere del pranzo del Regno che verrà.

Questa contraddizione lo condanna, lo lascia preda dello smarrimento, del dubbio, della disperazione. L’uomo vive allora la sua frattura, la sua propria divisione. Molti cristiani vivono un tale e impossibile dilemma per aver trascurato una parte essenziale della loro vita spirituale: il tempo del loro lavoro. L’uomo edifica spesso due mondi incompatibili.
“Che sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra” è la preghiera di Gesù, che indica il cammino del cielo sulla terra. “Come la tua volontà è in cielo, lo sia anche sulla terra” è il significato di questa preghiera. L’uomo deve sacralizzare il profano. Non esiste un campo in cui Dio possa non essere e regnare. Pregare al lavoro è una necessità assoluta della vita spirituale. Ma più ancora, pregare durante il proprio lavoro è fare di questo lavoro una preghiera.

Due regole d’oro nella vita coniugale sembrano indispensabili. Prima: sottoporre a Dio, nella preghiera, tutte le difficoltà della vita materiale. Non farlo equivale a separare i piani spirituali e materiale, religioso e profano, creando una falsa dicotomia. Dio conosce le preoccupazioni dell’uomo (Mt. 6,25-34).
La coppia che prega sottoponendo a Dio tutti i suoi problemi materiali, manifesta che l’intera sua esistenza è fondata sulla roccia spirituale del Cristo, e la sua casa sarà incrollabile. E’ indispensabile che la coppia affidi nella preghiera, ogni mattina la sua giornata al Signore.
La seconda regola d’oro è avere, dopo la preghiera, una conversazione a due sotto lo sguardo di Dio. Qui, nella pace ritrovata, appariranno soluzioni chiare che dissiperanno gli ostacoli. Prima pregare, poi agire, parlare, riflettere, nella chiarezza della luce incerata. La preghiera della sera è più propizia all’accusa di sé e alla confessione.
Un’altra regola appare, segno misterioso dell’amore divino che penetra e irradia l’esistenza di tutti coloro che sperano in lui: Dio stesso chiama alla preghiera ogni fedele, ovunque si trovi e in qualunque circostanza.

Questa chiamata ci fa provare un senso di refrigerio, una dolcezza accompagnata da freschezza. Colui che lo sente deve cessare ogni attività, se è solo, e conoscerà i suoi peccati, il suo intelletto sarà unito al suo cuore che, rovente, pulserà di gioia.
Se sta lavorando e sono presenti altre persone, sappia che Dio non può sbagliarsi quando chiama l’uomo alla preghiera. Dio vuole iniziare l’uomo alla preghiera perpetua, la sola, unica e vera preghiera. La preghiera durante il lavoro è indispensabile. Come l’uomo non smette mai di respirare con i polmoni, così l’anima non dovrebbe mai smettere di “respirare lo Spirito Santo”.
Coloro che avranno risposto immediatamente al richiamo della preghiera conosceranno non solo una preghiera profonda, ma passata questa, saranno nello stato di preghiera per svolgere i compiti materiali che restano.
Tutta la giornata appare allora trasfigurata da una luce che gli occhi non vedono, ma che l’anima percepisce chiaramente.
Nella vita autenticamente cristiana, non ci sono luoghi o circostanze in cui la preghiera non possa esistere.
Quando lo Spirito Santo stabilisce la sua dimora in un uomo, costui non può più smettere di pregare, perché lo Spirito non cessa di pregare in lui.