Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo, il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo.

J.R.R. Tolkien

 

La televisione: ...è come avere "il demonio in casa"!

S. Pio da Pietrelcina

 

E' doveroso e necessario inviare esposti di ...‘legittima difesa’ alle autorità tramite: http://www.genitoricattolici.org/schema%20esposti.htm ed invitare altri a farlo.

I cattolici devono inviare migliaia di fax e di e-mail alle autorità preposte,  al presidente della Repubblica (supremo garante della costituzione) ed ai politici!

 

Mass media - tra Grandi Fratelli e Marie De Filippi


«Tivù scadente? Urge cambiare chi la fa»

Paolo Braga: "Fiction e reality tv, dipende dalle vite sballate di chi scrive i testi"

Il ragionamento è questo: i programmi tivù - a partire dalla fiction e dagli spot pubblicitari - sono creati da persone che hanno un'esperienza sballata della famiglia e dei sentimenti. Cosa possono creare, dunque, se non telefilm e sketch in cui si raccontino? Con l'aggiunta dell'originalità a tutti i costi, che distorce ancor di più la realtà? Il ragionamento è di Paolo Braga, dottorando di ricerca all'Istituto di scienze della comunicazione dell'università Cattolica di Milano. Braga è anche uno dei relatori al convegno su "Mass media e famiglia" che si terrà sabato 26, a partire dalle ore 9, a Villa Franchetti di Treviso. A promuoverlo il Comitato veneto del Forum delle associazioni familiari, in collaborazione con l'Aiart (Associazione italiana ascoltatori radiotelevisivi).

 

Braga, lei dice che la famiglia, così come appare in tivù, non è realistica…

 

Io dico che quasi mai - nella fiction e ancor meno negli spot - la famiglia è il fine dell'eroe, il luogo della sua realizzazione. Quando c'è, è un luogo di partenza per relazioni affettive e amicali che si realizzano al di fuori della famiglia. Penso a serie come "Commesse" o "Il bello delle donne": lì la famiglia è, oltreché di contorno, una coordinata che ci dev'essere per far quadrare superficialmente i personaggi, ma poi non è il luogo dove i personaggi si realizzano.

 

Il che cosa comporta?

 

Comporta una dolce censura rispetto alla realtà vera della famiglia: ciò che non è rappresentato viene dimenticato.

 

Ma la fiction o lo spot sono racconti, prodotti di fantasia. Perché prendersela tanto se vanno oltre la realtà?

 

Perché non sta scritto da nessuna parte che non si debba mai pensare alla famiglia come fine, come obiettivo. E questo, invece, non avviene mai.

 

Di chi la colpa? Di registi e sceneggiatori che hanno in mente un cattivo modello di famiglia?

 

Intanto sarei cauto nel dire che hanno in mente un modello di famiglia: questi non ce l'hanno in mente. E non è un problema di cattiva volontà o di impreparazione di chi crea i programmi tivù. Credo invece dipenda molto dalle storie di vita di ciascuno di loro. Cioè da un certo stile di vita diffuso nell'élite mediale, in chi fa comunicazione: se parliamo di stile bohèmien ci capiamo?

 

I creativi, insomma, non fanno che rappresentare la loro eccentricità?

 

Non solo. Chi ha un ruolo creativo si abbandona ad una creatività che è ingenuamente irresponsabile, perché non si pone i problemi etici sul modello di famiglia che intende comunicare. Ma poi anche perché tende a pensare alla gratificazione della propria inventiva solo in termini di originalità, già connotando in maniera negativa, in partenza, la normalità. Ma la normalità non è negativa in sé, non è omologazione, non è noia. Semmai si può dimostrare di essere più bravi degli altri rappresentando la realtà così com'è, attraente nel suo essere reale.

 

Ma non c'è qualche buon esempio in circolazione?

 

Più che in tivù li vedo in alcune correnti del cinema americano; penso a "Family man", l'ultimo film con Nicholas Cage. E' un filone che parte da "Breavehart" e da "Forrest Gump". Se vogliamo rimanere sulla fiction italiana, direi che "Il maresciallo Rocca" offre un modello in fondo positivo: la sua evoluzione, nel corso del tempo, tende ad abbracciare la famiglia. Perciò distinguerei le serie con Dapporto ("Don Marco" e "Casa Famiglia") e Proietti, che danno contenuti anche positivi, da serie come "Il bello delle donne", che sono delle bombe distruttive.

 

C'è poi la reality tivù di Maria De Filippi & C…

 

Ecco, questi sono programmi "famiglia centrici", perché la famiglia e le sue problematiche sono al centro di ogni trasmissione. Ma la trattazione è frammentaria e incompleta, e uno se ne accorge se segue i programmi della De Filippi. Alcune cose non vengono dette perché la De Filippi stessa non può, per questioni di riservatezza o legali, divulgare notizie che spiegano meglio il caso, e allora, non avendo la profondità della storia, si finisce per appagare una forma di gratificazione quasi morbosa, basata sulle disgrazie altrui. Si punta cioè su una empatia facile, emotiva e non razionale, appunto perché la razionalità della storia familiare è trascurata. In più la percentuale di casi negativi o disastrosi rappresentati è altissima: anche qui il modello normale di famiglia non passa.

 

Che fare, dunque?

 

La mossa migliore e più efficace sarebbe quella del ricambio completo dei creativi della televisione. Credo che occorra gente che ha più consapevolezza delle ripercussioni sociali che ha il fare televisione. Popper diceva che chi fa televisione deve avere una patente; la De Filippi, per esempio, fa la terapeuta in televisione, ma non mi risulta che abbia dieci anni di analisi sulle spalle per poterlo fare.

 

Giorgio Malavasi