Racconti mariani

                                                     Ave Maria!

 

Il Beato Bonaventura da Potenza, qualche giorno prima di morire nel convento di S. Francesco a Ravello, ultima dimora della sua vita, avendogli il medico fatto capire che non c'era più alcuna speranza di guarigione, lo ringraziò e ringraziò Dio di tale prezioso guadagno per la sua anima. Ricevuti gli ultimi Sacramenti, cominciò a cantare le lodi della Vergine del suo cuore e quelle del suo Dio. Volgeva continuamente lo sguardo a una immagine della Madonna, che stava di fronte al suo lettuccio poverello e Le lanciava sospiri e parole d'amore tenerissimo. Poco prima di spirare, la sua Madre dolcissima venne a visitarlo: egli era in dolce estasi d'amore e sussurrò soavemente l'eterno canto d'amore: "Ave Maria! Ave Maria! Ave Maria! Così la sua anima, accompagnata dalla "Tutta bella", se ne volò al suo Creatore. Era il crepuscolo del 26 ottobre 1711: in quel momento la campana della Cattedrale di Ravello suonava i rintocchi dell'"Angelus Domini".

(Da "I santi e la Madonna (7)" - P. Rosario Maria Daniello – Casa Mariana)

 

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                                                       Una corona

 

In Francia. Il tempo della persecuzione contro gli Ebrei. Una giovane Ebrea che amava teneramente la Madonna, abbraccia la religione cattolica. Praticava in modo tutto speciale la devozione del Rosario. Un giorno pregò la sua mamma di tenere sempre nella sua borsa una corona. La mamma anche se non troppo volentieri, acconsentì a questo desiderio. La persecuzione diventava sempre più violenta. La giovane e la sua figlia cambiarono nome e andarono altrove. Improvvisamente due membri della Gestapo vennero alla loro casa per compiere una perquisizione. Uno di essi apre un armadio prende la borsa della signora, la apre e vi trova la corona, la prende in mano la guarda e dice non senza stupore: "Abbiamo sbagliato. Certamente non è questa  la casa" e se ne andarono.

 

 

                                                           Un Ave Maria

 

Del P. Pietro Charles, che tanto lavorò per diffondere tra la gioventù studiosa di Europa lo spirito missionario, si racconta questo mirabile fatto. Michiko Inukai, figlia di un uomo di Stato giapponese, alcuni anni or sono, incontrò per caso un'amica, la quale le rivolse a bruciapelo questa domanda: Che cosa vai cercando? Spinta da una forza misteriosa, la Michiko uscì in questa inattesa risposta: Sto in cerca di una religione universale. Alcuni mesi più tardi si convertiva al cattolicesimo, ricevendo il S. Battesimo. Venne a conoscenza degli scritti del P. Charles, e ne rimase talmente entusiasta, che scrisse al dotto missionario, chiedendo il permesso di tradurli in giapponese. Il pio religioso, nella lettera di risposta, pose anche una fotografia ritagliata da una vecchia rivista missionaria. In quella foto si vedeva una famiglia giapponese, tra cui una bimba seduta sulle ginocchia della mamma. "Non so il perché scriveva il P. Charles alla Michiko ma sono già venti anni che ogni giorno dico un'Ave Maria per quella bambina. Siete forse voi?" E la signorina Michiko gli rispose: "Si, sono proprio io!". Oggi la signorina Michiko fa parte della Crail, Associazione di laici missionari che lavorano intensamente a portare nel seno della famiglia il fermento cristiano.

Da "Amor che veglia" - Barra - episodio riportato in "Nuovissimo mese mariano" - temi di predicazione –

P. Iannarone o.p., Padre Masiero o.p. - Edizioni domenicane italiane

 

 

                                                    A Gesù per Maria

 

La devozione alla Madonna porta necessariamente a Gesù, anzi è il mezzo più sicuro e perfetto che porti a Dio. Ecco un episodio nella devozione di S. Gemma Galgani alla Madonna. "Un giorno Gemma si vede sulle braccia della Madre divina, in atto di riposare la testa sul cuore di Lei. La SS.ma Vergine le domanda: Gemma, non ami che me? E Gemma risponde: Oh no, prima di te amo un'altra persona. A queste parole la Madonna, stringendosela ancora più al cuore: Dimmi chi è. No, non te lo dico risponde Gemma, quasi scherzando con Colei che pareva a sua volta scherzare. Se tu fossi venuta ieri l'altro, di sera, l'avresti saputo soggiunse. Egli ti somiglia in tutto per bellezza, i suoi capelli hanno il colore dei tuoi. La SS.ma Vergine che pareva compiacersi di sentirselo ripetere, insisté ancora: Chi è? E Gemma rispose: È Gesù, il figlio tuo. Oh, l'amo tanto! A queste parole la Madonna nuovamente strinse a sé Gemma e disse: Oh, sì. Amalo pure, amalo tanto; ma ama lui solo. E la visione disparve".

 

(Da "Ma Mère" - Schryvers. Trovato in "Nuovissimo mese mariano" - P. Reginaldo o.p., P. Masiero o.p. - Edizioni domenicane italiane)

 

 

                                                La mendicante con i rosari

 

Uno straordinario apostolo, il S. Curato d'Ars, si serviva del S. Rosario per attirare anime e far piovere su di esse grazie senza numero di conversioni anche prodigiose. Una volta fu invitato a predicare gli Esercizi Spirituali al popolo in una località nei pressi di Ars. Per prima cosa, egli chiese al Parroco se tra i fedeli ci fosse qualcuno disposto a pregare intensamente. Il Parroco gli indicò una povera mendicante, buona solo a dire Rosari. Il Santo Curato avvicinò subito la poveretta e la pregò di voler recitare continuamente Rosari per tutto il tempo delle prediche. La mendicante ubbidì, La Missione andò benissimo. Le conversioni si moltiplicavano, e il S. Curato attestava con gran giubilo: Non è opera mia, ma della Madonna invocata dalla mendicante con i Rosari.

 

(Da "Il Santo Rosario e i Santi" - P. Stefano Maria Manelli - Casa Mariana)

 

 

                                                  Il Rosario tra i prigionieri

 

Il Padre Sebastiano Dal Campo, Gesuita, fu condotto schiavo in Africa dai Mori. Nelle sue sofferenze attingeva la forza dal Rosario. Con quanta fede invocava la Regina del Cielo! La Madonna molto gradiva la preghiera del suo figlio prigioniero ed un giorno gli apparve per consolarlo, raccomandandogli d'interessarsi degli altri infelici prigionieri. Anche loro, disse, sono miei figli! Vorrei che ti adoperassi ad istruirli nella fede. Il Sacerdote rispose: Madre, conoscete che non vogliono saperne di Religione! Non scoraggiarti! Se tu insegnerai loro a pregarmi con il Rosario, a poco a poco diverranno pieghevoli. Io stessa ti porterò le corone. Oh, come piace in Paradiso questa preghiera! Dopo sì bella apparizione, Padre Sebastiano Dal Campo provò tanta gioia e forza, la quale crebbe quando la Madonna ritornò per consegnargli molte corone. L'apostolato della recita del Rosario cambiò il cuore degli schiavi. Il Sacerdote fu ricompensato dalla Madonna con molti favori, uno dei quali fu questo: venne preso dalle mani della Vergine e miracolosamente messo in libertà, ricondotto tra i suoi Confratelli.

(Da "Maria Regina e Madre di Misericordia" - Don Giuseppe Tomaselli)

 

 

                                    Ha sfiorato con la mano il mio Rosario

 

Nella cittadina di Frascati, a 21 Km. da Roma, la Madonna ha voluto con un singolare prodigio, avvenuto il 23 febbraio 1949, dare segno della sua potenza e della sua materna misericordia. Il fatto prodigioso fu riferito da vari giornali e pubblicato con le attestazioni dei medici e degli altri testimoni oculari nel Bollettino mensile di Pompei.

Il P. Sante Celani, Cappellano dell'ospedale ove avvenne il prodigio di cui fu testimone oculare, così ce lo narra: "Adalgisa Di Domenico, è nata a Filettino (Roma) nell'anno 1908. Ammalata nell'ottobre del 1946 per suppurazione di iniezione con resipola alle gambe. Dopo qualche settimana le si manifestò un forte ascesso renale per cui fu ricoverata per osservazione all'ospedale di Frascati. In seguito a complicazioni fu trasportata al Policlinico, ove il Prof. Frugoni riscontrava acutissima setticemia. Il male si complicava e nel giugno una maligna forma di mastoidite ai due orecchi le faceva perdere la vista: rimase cieca per dieci giorni. Il due luglio 1947 di nuovo ricoverata all'ospedale di Frascati venne operata e le fu asportato un rene. Il 14 settembre 1948 un attacco di paralisi le immobilizzava gli arti inferiori e il braccio sinistro. Dalla mattina di detto giorno fino alla sera del 23 febbraio 1949 la paralizzata come testimoniano il medico curante Dott. Buttarelli, Mons. De Angelis parroco della Cattedrale, il Padre Scolopio Cappellano dell'Orfanatrofio Micara, la Madre Superiora delle Figlie della Carità non ha più potuto nutrirsi per via orale, perché lo stomaco rimetteva tutto con indicibili dolori dell'inferma, costretta perciò a nutrirsi mediante ipodermoclisi. Il ventre le si era gonfiato enormemente. Dal 14 settembre 1948 ha ricevuto quasi ogni giorno la SS. Eucarestia: è stato il suo Viatico per 5 lunghi mesi di atroci spasimi. Ogni giorno si pensava che dovesse essere l'ultimo. I medici l'avevano da tempo dichiarata fuori dalle possibilità della scienza. Nell'ultimo periodo della malattia la paralisi si estese alla faccia e alla bocca. Il 25 febbraio 1949 verso sera per Frascati si seppe che Adalgisa Di Domenico, la malata che tutti conoscevano, era improvvisamente guarita! Avvertito dalle Suore dell'Asilo mi recai immediatamente dalla miracolata. La trovammo seduta sul letto in quella cameretta al primo piano di Via Spada dove ogni mattina mi recavo dopo la S. Messa: stava bene. Ogni mattina quando mi allontanavo da quella casa, io pensavo di non ritornarvi se non per benedire la sua spoglia mortale. Invece la grazia la Madonna l'aveva concessa. La miracolata ci ha detto: "Erano le 16,30 circa, la mamma era appena uscita ed io mi accingevo a fare la novena alla Madonna di Pompei (era la seconda che facevo e mi trovavo al terzo giorno). Ad un tratto ho sentito un lieve fruscio, poi più distinto un rumore di vesti, mi sono voltata e lì ritta sulla porta la Madonna del Rosario di Pompei. Era tanto bella. Vestita di rosso, al collo aveva una scollatura in argento con un fermaglio nel mezzo. Portava la corona del rosario nella mano sinistra e un manto azzurro le scendeva dalle spalle. Mi disse: Alzati e cammina. Sii devota dei 15 sabati e recita ogni giorno 15 poste del S. Rosario. Dopo la Madonna si è ritirata. Mi sentii un forte brivido per le membra, mi accorsi che potevo muovermi, mi alzai da sola: stavo bene! Cercai di chiamare qualcuno dalla finestra, ma non riuscii a farmi sentire. La mamma aveva lasciato sul tavolo un pezzo di pane: lo mangiai con appetito. Quando venne mia sorella Irma mi credette impazzita a vedermi in piedi. Poco dopo venne mamma e tutta la gente del vicinato. La Madonna ha sfiorato con la mano la mia corona del Rosario, voglio custodirla in una piccola urna". La miracolata gode ora ottima salute, nonostante il grande afflusso di persone che sono andate a visitarla e l'hanno tenuta a parlare per ore e ore. Ogni mattina va ad ascoltare la S. Messa e a ricevere la S. Comumione nella vicina Cappella delle Suore della Carità".

 

(Da "Il Rosario e la nuova Pompei", periodico mensile. Maggio 1949 pp. 70-74

 

 

                                         Il Rosario contro la tentazione

 

Padre Pio non ha tenuto il Santo Rosario a riposo. Al contrario, l'ha adoperato giorno e notte, in ogni sorta di lotte contro il nemico. Quando era giovane sacerdote, a S. Giovanni Rotondo, dormiva con i ragazzi del seminario, in un angolo del dormitorio, dietro una tendina. Una notte, uno dei ragazzi sentì un brutto rumore di ferri che si contorcevano e di gemiti soffocanti di P. Pio che supplicava: Madonna mia, aiutami! Al mattino il ragazzo andò al letto di P. Pio e vide i ferri della tendina tutti contorti. Al pomeriggio, durante la ricreazione, i ragazzi chiesero con insistenza a P. Pio il perché di quei ferri contorti e dei gemiti notturni. P. Pio alla fine li accontentò, per insegnare loro la necessità della preghiera e la forza del Rosario contro il nemico. Cosa era successo? Uno dei ragazzi, assalito da tentazione impura, aveva invocato P. Pio, suo Padre Spirituale. Padre Pio si era messo subito in aiuto, recitando il Rosario. Il nemico, vistosi battuto, scaricò la sua rabbia su P. Pio, assalendolo furiosamente.

La forza del Rosario!

(Da "Il Santo Rosario e i Santi" - P. Stefano Maria Manelli - Casa Mariana)

 

 

                                           Guarigioni con il Rosario

 

Con il Rosario, S. Francesco Saverio non solo faceva catechesi e inculcava l'amore filiale alla Madonna, ma operava anche guarigioni e miracoli. La cosa, dapprima sorprendente e meravigliosa, divenne poi semplice e comune fra i cristiani. La Madonna era davvero vicina a questo suo grande figlio e confermava con i miracoli la sua dottrina e la sua vita. I fedeli si erano via via abituati a chiedere in prestito a S. Francesco Saverio la sua corona del Rosario e la facevano passare da un malato all'altro, perché guarissero. A guarigioni avvenute, spesso il Rosario non ritornava più a S.Francesco Saverio, perché si amava conservarlo per devozione e ricordo, con grande riconoscenza. A volte egli stesso era richiesto con insistenza per una visita a qualche ammalato. E, se gli era proprio impossibile, affidava il suo Rosario ad alcuni fanciulli, perché lo portassero all'infermo e glielo appoggiassero sopra. I ragazzi facevano così, e non era difficile che l'infermo guarisse! Per questo persino gli stessi pagani, per curare i loro infermi, si facevano prestare il Rosario di S.Francesco Saverio. E la Madonna, Madre universale, non mancava di far sentire la sua presenza di grazia, anche a quei figli ancora lontani. Specialmente ai novelli convertiti, S.Francesco Saverio raccomandava con premura la devozione del S. Rosario, assicurandoli che con questo mezzo stavano sotto la protezione della Madonna e non sarebbero mai andati perduti. Una volta uno di questi, un mercante, andò a salutare il Santo prima di imbarcarsi e gli chiese un piccolo ricordo da portare sempre con sè. Insistette molto e S.Francesco Saverio, per accontentarlo, si tolse dal collo la corona del Rosario e gliela diede dicendogli: Custoditela devotamente e voi non morirete in mare. Durante la traversata, infatti, una bufera spaventosa sfasciò la nave. Tutti perirono. Solo quel mercante, perduta la conoscenza si vide in compagnia di S.Francesco Saverio e, quando riprese i sensi, si trovò sano e salvo sulla spiaggia.

 

(Da "I Santi e la Madonna" 8 - P. Stefano Maria Manelli)

 

                                

                                                  Dov’è la tua corona?

 

Nella tredicesima apparizione di Lourdes, 1 marzo 1858, andando alla grotta, Paolina Sens (una giovane sarta di Lourdes, di gran virtù) pregò Bernardetta di recitare il Rosario davanti alla Madonna con la             sua corona. Bernardetta accondiscese, «ma, come ella stessa racconta, verso la fine dell'apparizione la Dama mi domandò dove avevo a mia corona. Risposi che l'avevo in tasca, la cavai e la mostrai, sollevandola. La Dama soggiunse: Servitevi di quella!». Così fece in appresso e non cedette a nessuno la sua corona, nemmeno quando un Vescovo gliela volle cambiare con una di oro. La corona del Rosario è il dolce vincolo, che ci lega a Maria è il fido pegno della sua protezione, è arma del a vittoria.

Dovremmo arrossire, se interrogati dalla Madonna come Bernardetta: «Dov'è la tua corona?», non la potessimo subito mostrare, estraendola dalla tasca.

                        (Da "Mese Mariano" - Domenico Bertetto S.D.B. - Edizioni domenicane italiane, Napoli

 

                                                       Corona di rose.

 

Il Beato Angelico, giovane frate, ritornava una sera al convento, recitando il Rosario. Attraversava la campagna. Gli apparve la Regina del Cielo; tanti Angeli le stavano vicino, cantando ed intrecciando una corona di rose. Il frate interruppe la recita del Rosario per contemplare quella scena di Paradiso. Gli Angeli interruppero pure il canto e lasciarono incompiuta la corona di rose. Sorpreso, il Beato Angelico ripigliò la preghiera e gli Angeli ricominciarono a cantare; ad ogni Ave Maria, una nuova rosa veniva inserita nella corona. Terminato il Rosario, il serto di rose fu presentato dagli Angeli a Maria. Il frate non dimenticò più la visione. Si sforzò di riprodurla in pittura. Trascorse la vita nella preghiera e nel lavoro, lasciando una grande quantità di quadri, rappresentanti la Madonna e gli Angeli. Negli ultimi istanti della vita, mirò a lungo in alto, quasi trasfigurandosi in viso per l'emozione; poi esclamò: La Madonna è molto più bella di quanto io l'abbia dipinta! E spirò.

                            (Da "Vera devozione a Maria" - G. Tomaselli - Scuola grafica salesiana, Palermo)

 

 

                                                    Dai poveri col rosario

 

Madre Teresa di Calcutta, parlando del lavoro delle sue suore con i più poveri dei poveri, precisava: Noi non andiamo mai dai poveri senza dire il Rosario. Lo recitiamo sempre, anche camminando.

                                                                (Il Sabato, 30 maggio - 5 giugno 1987, p. 3).

Dai poveri col rosario (2)  

Al Capitolo Generale dei Missionari della Consolata che le chiedevano: È vero che le sue suore pregano quattro ore al giorno? Sì, rispondeva, cominciano alle quattro e mezzo del mattino. E quando sono per strada sgranano continuamente il Rosario.

                                              (Missioni Consolata, 1987 - n. 7 - pag. 45)

 

                                            Maria nell'Ordine Domenicano 

 

Una volta apparve S. Nicola in visione a un frate domenicano turbato da molte preoccupazioni e gli disse con grande amabilità di non turbarsi affatto nè per sè nè per l'Ordine, perché «la nostra Madonna ha cura di voi». Raccontano le cronache dei primi frati, che una volta la Madonna assistette una comunità senza priore, facendo le veci del priore. E un'altra volta fu vista la Madonna servire lei stessa i frati a tavola «apponendo a ciascuno di loro la propria porzione». A sera, dopo Compieta, i frati non potevano chiudere la giornata senza affidarsi ancora alla Madonna con la recita corale della Salve Regina, preghiera molto efficace contro le insidie e gli assalti diabolici. La Salve Regina si recitava in processione verso l'altare della Madonna, e ci fu chi in visione contemplò la Vergine Santa discendere dal cielo sull'altare con moltissimi Angeli, e quando i frati dicevano le parole «O dolce vergine Maria», la Madonna li benediceva tutti maternamente.

                                        (Da "I Santi e la Madonna" 5 - P. Stefano Maria Manelli - Casa Mariana)

 

                                              Le inviarono il suo Rosario

 

      Sul volto dei 160 studenti cattolici dell'Università "Aurora" di Shangai, quella mattina erano visibili segni di una tristezza profonda. Nella notte erano stati prelevati dalla polizia tre dei più valorosi studenti, ed erano finiti nelle carceri comuniste. Da tre mesi si stava svolgendo all'Università una lotta serrata tra studenti ed emissari comunisti, decisi di fare del grande centro studentesco una centrale comunista.

      Poche erano le notizie che riuscivano a filtrare dal carcere, ma esse testimoniavano una resistenza eroica dei tre prigionieri, due giovani e una signorina. Ed ecco, verso la fine di luglio, una notizia improvvisa e sconvolgente: la giovane, sottoposta a fortissime pressioni, ha  ceduto ed è stata rilasciata.

      Qualche giorno dopo, fa il suo ingresso nei cortili dell'Università: il suo volto si è fatto duro, aggressivo, irriconoscibile. In una riunione di studenti ella rinnega il suo passato, accusa gli amici di un tempo e in termini entusiastici annuncia di aderire al movimento di scisma promosso dai comunisti.

      Il colpo sorprese gli studenti cattolici nel momento più pericoloso della lotta. Molti piangevano silenziosamente. Quella sera si riunirono. Ci hanno rubato il cuore della nostra sorella e noi soffriamo cominciò a dire in un silenzio impressionante uno studente. Ma nessuno pensi che siamo abbattuti. La nostra sorella è caduta, è vero, ma dopo aver resistito per più di un anno all'isolamento più assoluto. In questa lotta gigantesca dobbiamo essere tutti solidali. Se uno di noi cade, è segno che gli altri non hanno pregato abbastanza . Le parole erano accorate, incisive. Lo studente guardò negli occhi i suoi compagni e proseguì: Dobbiamo pregare di più. Solo Dio può aiutarci, solo Lui può sostenerci.

      La riunione si sciolse. Si voleva ora tentare di avvicinare la giovane, ma era impossibile perché era continuamente scortata da un gruppo di progressisti. Pensarono allora di farle giungere un richiamo tacito, ma di una potenza morale irresistibile.

      L'anno prima, al momento del suo arresto, il Rosario della giovane era stato preso dai compagni che ne avevano sfilato i grani e se li erano distribuiti, come reliquie di una candidata al martirio. Raccolsero nuovamente i grani, ricomposero la corona e la inviarono alla giovane. Non era un insulto, ma un fraterno richiamo alla sua fede, nel nome della Madonna.

      Qualche mese dopo, la giovane, liberata dalla scorta, entrò in chiesa per assistere al battesimo di due studenti, rito che, in quelle condizioni di lotta, aveva un sapore eroico; la giovane ne fu sconvolta. Rivisse il suo battesimo, le sue promesse, ebbe orrore del suo tradimento. Pochi giorni dopo, lasciava Shangai e partiva per Pechino, pronta ad affrontare nuovamente la lotta e forte del suo rosario, testimonio di un antico eroismo.

                                                 (Da "Compagnie dirigenti" Maggio 1960)

 

                                            La leggenda di S. Domenico

 

Nel 1214 S. Domenico si trovava nel mezzogiorno della Francia circondato e sopraffatto dall'eresia. Era solo; e sentiva tutta la sua impotenza. E tali furono i suoi gemiti e lacrime e tali le sue penitenze per placare l'ira di Dio, che svenne. Gli apparve allora la Vergine, accompagnata da tre figure meravigliose di sante, e gli disse: Domenico mio, sai tu di quale strumento si servì la SS. Trinità per restaurare il mondo? Signora mia rispose il santo, Voi lo sapete meglio di me: siete Voi, Voi col Figlio divino, il «mezzo» col quale Dio operò la salvezza del mondo. Allora, se tu vuoi conquistare a Dio i cuori più induriti, va' e predica il mio Salterio. Il Santo andò a Tolosa a predicare il Salterio di Maria (che poi fu chiamato Rosario). All'inizio della predicazione, ecco scatenarsi un terribile uragano, sì che tutti n'ebbero spavento. Apparve allora la Vergine, nel cielo, in atto di alzare per tre volte le braccia in alto, a chiedere a Dio misericordia. Fu quello un segno di Dio per dare più vigore alla prima predicazione del Rosario.

 

          (Da "Esempi catechistici Jesus - Jesus rosarii" - Editrice domenicana italiana, Napoli)

 

                                                     Morì stringendo il Rosario

 

 Con l'arma del Rosario, S. Domenico girava instancabilmente, predicando come un serafino, fondando nuovi conventi, attirando tante anime sui passi del Signore. Era uno spettacolo di edificazione e di grazia vederlo arrivare umile e ardente; era una consolazione ascoltare la sua parola ricca di dottrina e di carità verso le anime. Ma si avvicinava anche per lui la meta. Sempre più carico di virtù e di meriti, si era ormai approssimato al Regno dei cieli. Stava portando avanti una grandiosa missione nel Veneto e nelle Marche. Le forze cominciarono a venirgli meno. Si sentiva mancare. Volle trascinarsi fino a Bologna per morire in mezzo ai suoi figli. Ogni tentativo di strapparlo alla morte risultò vano. Ai frati sconvolti e abbattuti egli ripeteva con paterna confidenza che non solo non li avrebbe mai abbandonati, ma che sarebbe stato loro più utile da morto che da vivo. Complicazioni gravissime fecero precipitare ogni resistenza del suo corpo. Era la sera del 6 agosto 1221; S. Domenico non cessava di pregare recitando soprattutto l'Ave Maria, e «si addormentò nel Signore stringendo tra le mani una cordicella annodata con la quale era solito contare mille Ave Maria ogni giorno».

                            (Da "I Santi e la Madonna" 5 - P. Stefano Maria Manelli - Casa Mariana)

 

                                      Tra pochi minuti incontrerò la Vergine

 

Il tenente Darreberg è diventato un apostolo della Madonna di La Salette fra i suoi colleghi. Nel luglio 1941, un crocchio di militari giunse al Celebre Santuario della Madonna. Uno è il tenente Mauduit, ufficiale della Legione Straniera, fuggito da una tradotta militare mentre i tedeschi lo       trasportavano al porto d'imbarco per portarlo in Siria a combattere gli inglesi. Il secondo e il terzo sono due inglesi della Intelligence Service, il servizio segreto di spionaggio. Si chiamano John Smith ed Eric Payne. Il quarto è lui, Darreberg, di ritorno da una missione di sabotaggio in Italia. Entrati nel santuario, tutti e quattro fanno la Comunione con una pietà edificante. Usciti di Chiesa Darreberg tiene in inglese ai due amici un racconto minuzioso delle apparizioni della Madonna. I due commossi, punteggiarono il racconto di Darreberg con molti «well», bene.

In seguito John Smith, infiltratosi in Italia in missione segreta, viene catturato nel febbraio dell'anno seguente e fucilato due mesi dopo, nell'aprile del 1942. Prima di essere fucilato chiede due cose che gli sono accordate: il permesso di scrivere a casa sua e quello di poter conservare, all'atto della fucilazione, il rosario che aveva portato da La Salette.

Eravamo molto commossi l'ultima notte, scrive il cappellano delle carceri. Insieme recitammo il Rosario. A ogni decina John parlava della Madonna. Alle tre del mattino io celebrai la Santa Messa. Me la servì come un esemplare chierichetto e fece la Comunione. Dopo un breve ringraziamento strinse a tutti la mano, poi disse: "Tra pochi minuti io incontrerò la Santa Vergine mi dirà, Hallo, John". 

Alle quattro del mattino venne fucilato, non volle che gli bendassero gli occhi. Teneva il rosario in mano.

                                        (Da "Compagnie Dirigenti" maggio 1960)

 

                                            Rinunzierei a tutto ma non al rosario

 

Don Bosco chiamava il Rosario «la bancarotta del diavolo». Diceva: L'opera salesiana riposa sulla corona: da questa pratica nessuno può dispensarsi. Su questa recitazione quotidiana l'opera è fondata. Sono deciso ad abbandonare molte altre pratiche, ma non questa. Una volta Massimo d'Azeglio disse a don Bosco che era tempo di finirla di far recitare ogni giorno il Rosario ai suoi ragazzi e ai suoi educatori: non ci tengo affatto, sa, a questa anticaglia di cinquanta Ave Maria infilzate! E una pratica noiosa e del tutto inefficace per l'educazione. Io ci sto molto, invece, a tale pratica rispose il Santo e su di essa potrei dire che è fondata la mia istituzione: sarei disposto a lasciare piuttosto tante altre cose ben più importanti, ma non questa. Aggiunse poi. Se anche facesse d'uopo, rinunzierei alla sua preziosa amicizia, ma non mai alla recita del S. Rosario! Il biografo del Santo conclude: «Trovato don Bosco irremovibile nel suo principio, il nobiluomo se ne partì, e da quel giorno non ebbe più alcuna relazione con lui».  

                           (Da "Esempi catechistici Jesus - Jesus rosarii" - Editrice domenicana italiana, Napoli)