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Il rapporto fra la preghiera, le opere e l’azione della provvidenza
Con uno splendido insegnamento di Santa Giovanna D’Arco.

 Dio non vuole che la preghiera sostituisca l'azione, l'impegno e la responsabilità dell'uomo ma che preceda le opere, le accompagni e le concluda.
  Dio non vuole sostituirsi all'azione dell'uomo ma vuole servirsi della cooperazione delle creature. Dio, infatti, alle sue creature non dona solo l'esistenza ma anche la dignità di agire e di collaborare al suo disegno ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.306, 307 ).

  Quando Gesù sceglie gli apostoli, inizialmente li manda a predicare senza bisaccia, senza calzari, senza soldi: Egli vuole che vivano solo del vitto e dell’alloggio che verrà dato loro da coloro che, divinamente ispirati, li ospiteranno ( Mt 10,9 ) . Questo è solo un periodo temporaneo e speciale che Gesù concede agli apostoli, un periodo in cui Egli provvede direttamente a tutto ciò che serve loro affinché possano predicare senza alcuna preoccupazione, anche lecita, per le cose temporali, senza la preoccupazione di dover lavorare e neppure di dover comprare il necessario per mangiare: essi imparano, in questo modo ad affidarsi totalmente a Lui .
   Che si tratti di una fase straordinaria lo si deduce, infatti, da altri passi del Vangelo dove  si rileva, invece, che conservare il denaro e operare per procurarsi altri beni è conforme alla perfezione insegnata da Cristo:  si legge, per esempio, che Gesù aveva la borsa dei denari, affidata a Giuda, in cui venivano riposte le offerte a Lui fatte e che – i discepoli andarono in città a comperare da mangiare -
   Nell’imminenza della passione molte delle concessioni speciali che Gesù aveva fatto agli Apostoli vengono tolte:- ma ora chi ha un sacco lo prenda; così pure la bisaccia e chi non ha spada venda il mantello e ne compri una”- ( Lc 22,35 ). 
  Dopo questo periodo speciale, in cui Gesù era fisicamente presente ed educava e assisteva gli apostoli, così come un padre educa e assiste i figli quando sono piccoli, i discepoli dovranno occuparsi personalmente della loro vita, dovranno lavorare ( quando non troveranno comunità di laici disposti a mantenerli affinché possano dedicarsi totalmente a diffondere il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini  ) e dovranno anche difendersi se sarà necessario: a loro dovrà bastare la grazia, anche perché San Paolo insegna che la virtù si rafforza nella debolezza.
   Dio non si sostituirà al loro lavoro e alle loro fatiche, ma li aiuterà spiritualmente nelle loro opere,  – moltiplicandone- i risultati solo quando lo riterrà opportuno
( cfr San Tommaso D’Aquino, Summa Teologica,, I –II, q.108, a.2; II-II, q.185, a.6, ad 2, q.188, a.7, ad 5 ).

    Dio aiuta il cristiano che – prega e lavora – con un’azione che può essere definita  sussidiaria: Dio non è mai assente, non lascia fare come fosse un puro osservatore, nello stesso tempo Egli non fa direttamente sostituendosi al libero agire degli uomini, ma li aiuta a fare.
  Questa azione sussidiaria  consiste in un sostegno spirituale, cioè in una forza che illumina la mente e incoraggia la volontà, facendoci amare la strada da percorrere, ma senza sostituirsi all’impegno che dobbiamo profondere. Un secondo aspetto dell’azione di Dio consiste nella Provvidenza la cui esistenza ( diceva il filosofo tomista Cornelio Fabro ) è dimostrata dagli effetti non prevedibili e non misurabili che nascono dalle nostre – povere – opere. 
   
  Santa Giovanna D’Arco discerne con sorprendente lucidità la differenza fra l’azione temporale degli uomini e la Provvidenza di Dio:- “Agite, e Dio agirà”, ella dice ai soldati che la seguono.  
 Senza dubbio in nessun’altra occasione ella si è meglio espressa su questo punto che in occasione del processo di Poitiers, sul quale non possediamo altre informazioni all’infuori dei ricordi del domenicano Seguin Seguin. Ma quel ricordo è rimasto vivo nella memoria del frate predicatore che, a distanza di vent’anni, si ricorda ancora quanto fu colpito dalla risposta di Giovanna. Un suo confratello teologo, incaricato di interrogarla, le disse: “ La voce ti ha detto che Dio vuole liberare il popolo di Francia dalle calamità in cui versa. Ma se Egli vuole davvero liberarlo, allora non è necessario disporre di uomini armati”. Al che Giovanna rispose: “ In nome di Dio, gli uomini in armi daranno battaglia, e Dio darà la vittoria”. Di questa risposta, conclude frate Seguin, il teologo “ si ritenne soddisfatto “-
 ( Régine Pernoud, La spiritualità di Giovanna D’Arco, trad. italiana, presentazione di Inos Biffi, pp.49-50, Jaca Book, Milano 1998 ).

  La preghiera, per la dottrina della Chiesa Cattolica, non è mai una fuga dalla vita, dalle opere, dall'azione, dall'impegno. 

  Una bellissima frase attribuita a S. Ignazio di Loyola e riportata dal Catechismo della Chiesa cattolica dice: " Dobbiamo pregare come se tutto dipendesse da Dio, e agire come se tutto dipendesse da noi " ( ivi n. 2834 ).
   Il cristiano deve pregare continuamente e nello stesso tempo deve agire, ma com’è possibile pregare sempre e, nello stesso tempo, compiere delle opere? Una concezione erronea sulla preghiera è quella di credere che non ci sia tempo di pregare o di pensare che la preghiera richieda sempre un tempo ideale e speciale che difficilmente può essere trovato. La preghiera è la ricerca dell’unione con Dio e poiché il cristiano deve sempre cercare l'unione con Dio, egli deve sempre cercare di pregare.
  Questo significa che è indispensabile trasformare in preghiera ogni aspetto della vita    ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.2743 ).
  La vita di preghiera è la continua ricerca della presenza e della comunione con Dio in tutto ciò che facciamo: pensieri, parole, opere, gesti, ringraziamenti
 ( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n.2565, 2660).
  La preghiera è continua se in ogni cosa cerchiamo di fare la volontà di Dio: " pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie a Dio ( 1 Tes 5,17-18 ) .
  " L'unione con Dio non comprende solo gli esercizi di preghiera in senso proprio, ma anche il lavoro, lo studio, i rapporti familiari e sociali, il divertimento e la sofferenza, la vita e la morte. Occorre però evitare la dispersione e orientare tutto al Signore (...). Dio è in ogni persona, in ogni cosa, in ogni evento lieto o triste, ordinario e straordinario.
  Tutto è voluto o almeno permesso da lui. Tutto viene offerto a noi come un dono e una possibilità di bene. Se sappiamo riconoscere la sua presenza e accogliere la sua volontà, se facciamo ogni cosa nel modo migliore, con prontezza e pace interiore, la nostra vita diventa un dialogo permanente, una preghiera continua " ( CEI, La verità vi farà liberi, Catechismo degli adulti, Libreria editrice Vaticana 1995,  n. 988, 989 ).
  Ogni cosa fatta per amore di Dio è preghiera ed è anche possibile in ogni momento ravvivare l'attenzione al Signore, anche per un istante, con la pratica delle giaculatorie, forme brevi e semplici da ripetere frequentemente: come, Dio aiutami, Ave Maria, sia fatta la tua volontà ecc.
  Nostro Signore ha voluto stabilire delle analogie fra i doni dello spirito e quelli del corpo. 

Egli ha voluto che il battesimo, il quale dona all 'anima la vita spirituale ( con i doni della fede, della 

speranza e della carità ) fosse simile alla vita che viene donata al corpo.

 Ha voluto che la comunione fosse per l'anima  un nutrimento spirituale analogo a quello che il nutrimento è per il corpo, ha voluto che esistesse un'analogia fra la capacità di difendere la fede, tipica della cresima, e la forza fisica che è necessaria per difendere il corpo.
  Ha voluto che la confessione fosse una medicina spirituale necessaria per guarire i mali dell'anima come la medicina naturale è necessaria per guarire i mali del corpo.
  Infine ha voluto che la preghiera fosse necessaria all'anima come il respiro al corpo ( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n.2697, 2742 ).

  Scrive san Francesco di Sales: " con l'adorazione noi parliamo a Dio e Dio reciprocamente parla a noi; aspiriamo a Lui e in lui respiriamo e vicendevolmente egli ispira noi e respira in noi"  ( cfr  Antonio Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, ed. Paoline, Torino 1987, pag 765 ).
  Come la respirazione deve essere continua, così deve essere incessante la preghiera. Anche se non sempre abbiamo tempo per eseguire esercizi di respirazione, tuttavia dobbiamo respirare sempre.   
  Allo stesso modo, anche se non sempre abbiamo tempo da dedicare alla preghiera pura, liberi da ogni attività, tuttavia dobbiamo continuare a pregare trasformando la vita in preghiera.
- Pregare è sempre possibile: il tempo del cristiano è quello di Cristo risorto, che è con noi “tutti giorni ” ( Mt 28,20), quali che siano le tempeste. Il nostro tempo è nelle mani di Dio:
 E’ possibile, anche al mercato o durante una passeggiata solitaria, fare una frequente e fervorosa preghiera. E‘ possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comperate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate - ( Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2743 ).

     Scrive Madre Teresa di Calcutta:- se stai cercando Dio e non sai da che parte cominciare, impara 
a pregare e assumiti l’impegno di farlo ogni giorno. Puoi pregare in qualsiasi momento, ovunque.  Non è necessario trovarsi in una cappella o in Chiesa. Puoi pregare al lavoro: il lavoro non deve necessariamente fermare la preghiera né la preghiera deve fermare il lavoro – 

(Madre Teresa, con Lucinda Vardey, Il Cammino semplice, trad. italiana, p.6, Mondadori, Milano 1995 )