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Quante lobby contro quel «Sì» di Riccardo Cascioli 

Una sintetica mappa dei nemici della famiglia. Hanno il sostegno del potere dominante, che vuole un uomo senza rapporti solidi, indifeso e manipolabile. 

Da quando all’inizio degli anni ‘90 è cominciato il ciclo delle grandi Conferenze internazionali dell’ONU, è apparso subito chiaro che uno del principali terreni di battaglia sarebbe stata la famiglia. Era infatti evidente il desiderio di importanti e influenti lobby di ridefinire il concetto inserendo nei documenti internazionali il termine al plurale anziché al singolare: se nella Dichiarazione Universale del Diritti dell’Uomo ci si riferisce alla famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, ora si vorrebbe parlare di «famiglie», riferendosi, tanto per cominciare, anche alle famiglie di fatto e alle coppie omosessuali. Un importante punto di riferimento di questa battaglia è stata negli anni ‘90 l’amministrazione americana di Bill Clinton, fortemente influenzata da una sene di lobby strategicamente alleate nel tentativo di capovolgere i cardini della società occidentale: il femminismo radicale, il movimento di gay e lesbiche, l’estremismo ambientale.

Tralasciando — per motivi di spazio — il passato, dobbiamo essere consapevoli che l’obiettivo principale oggi è proprio l’indebolimento, la banalizzazione e infine l’abolizione del matrimonio. Primo passaggio di questa strategia è il riconoscimento delle unioni di fatto e, soprattutto, dei matrimoni fra persone dello stesso sesso. Non per niente le lobby gay hanno lanciato nei mesi scorsi una offensiva mondiale senza precedenti: dalle manifestazioni simboliche in Italia e Francia, alla celebrazione di un vero matrimonio tra uomini in Olanda; ma è senza dubbio nel Nord America e all’interno dell’ONU che il movimento conta di sfondare. Lo scorso agosto, tanto per fare un esempio, in un incontro all’ONU diversi esperti di diritto di famiglia e leader di movimenti gay, come l’International Gay and Lesbian Human Rights Commission (IGLHRC), hanno lanciato una piattaforma politica globale per il riconoscimento dei diritti gay e hanno indicato nella religione cattolica, e nel Papa, un obiettivo da combattere, al punto da vedere con favore una limitazione della libertà religiosa. Vale la pena rilevare che all’incontro hanno preso parte anche il segretario generale dell’ONU, Kofi Annan, e la direttrice dell’UNICEF, Carol Bellamy.

Ciò che è importante capire è che il riconoscimento del matrimonio gay e in realtà solo una tappa verso l’abolizione del matrimonio in quanto tale. Non a caso a sostegno di tale campagna ci sono le leader dei movimenti femministi radicali che negli anni ‘70 inneggiavano alla fine del matrimonio. Il passaggio successivo — non stupisca — sarà il riconoscimento della poligamia o della sua versione post-moderna, ovvero i rapporti «poliamorosi» (l’unione di più persone o coppie sia omo che eterosessuali), che negli Stati Uniti hanno già molti, e influenti, sostenitori. Un passo in questo senso è già stato fatto: nel 2000 un giudice del Minnesota ha assegnato i diritti di genitori a una coppia lesbica e al loro donatore di sperma, che aveva permesso la nascita del figlio.
Ci si domanderà: a chi fa gioco abolire il matrimonio? Evidentemente non solo ai movimenti ideologici di cui sopra. Ma anche, e soprattutto, al potere dominante: un uomo senza rapporti solidi è un uomo indifeso e facilmente manipolabile, cioè può venire facilmente plasmato dal pensiero dominante. Ed ecco anche perché il Papa e la Chiesa sono un obiettivo da eliminare: è l’ultimo — e ormai unico — punto di resistenza. 

© il Timone